Ecco perché dimentichiamo i sogni: tutta “colpa” di alcune cellule dell’ipotalamo

La scoperta

Ecco perché dimentichiamo i sogni: tutta “colpa” di alcune cellule dell’ipotalamo

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La ricerca è partita dallo studio dell’attività di un ormone chiamato oressina (ipocretina) coinvolto nella narcolessia, la patologia che induce una sonnolenza perenne e provoca debolezza muscolare e allucinazioni. 
di redazione

Perché dimentichiamo spesso i sogni della notte appena passata? A cancellare i ricordi onirici, ma anche le informazioni superflue, ci penserebbe un particolare gruppo di neuroni che si attivano durante la fase Rem, caratterizzata dal rapido movimento degli occhi, dall’aumento del battito cardiaco, dall’immobilità degli arti, dal una maggiore attività delle onde cerebrali e dalla produzione di sogni. 

Nel corso del sonno possono verificarsi numerose fasi Rem, la prima delle quali generalmente scatta circa 90 minuti dopo essersi addormentati. 

Per molti anni i neuroscienziati hanno cercato di comprendere cosa facesse il cervello durante il sonno. Secondo alcune teorie il cervello mentre dorme è impegnato a immagazzinare ricordi, secondo altre a eliminare le informazioni in eccesso. 

Le ultime scoperte sul ruolo del sonno provengono dagli studi di un team giapponese e americano che ha passato anni a studiare l’attività di un ormone chiamato oressina (ipocretina) coinvolto nella narcolessia, la patologia che induce una sonnolenza perenne e provoca debolezza muscolare e allucinazioni. 

Gli scienziati hanno scoperto che la narcolessia potrebbe essere associata alla perdita di neuroni che produco oressina nell’ipotalamo, l'area posizionata nella profondità del cervello. Proseguendo le indagini, sono rimasti incuriositi da alcune cellule intorno all’ipotalamo che producono l’ormone concentrante la melatonina  (MCH), una molecola nota per essere coinvolta nel controllo del sonno e dell’appetito. 

Dagli esperimenti sui topi è emerso che la maggior parte delle cellule che producono l’ormone concentrante la melatonina (52,8%) sono attive nel corso della fase Rem del sonno, mentre solamente il 35% è attivato quando durante la veglia.

Gli scienziati hanno maturato il sospetto che queste cellule fossero anche coinvolte nell’apprendimento e nella memoria. La conferma è arrivata dalla registrazione di scambi di segnali elettrici tra queste cellule vicine all’ipotalamo e l’ippocampo, il centro della memoria nel cervello.  

La scoperta di questo circuito ha indotto i ricercatori a ipotizzare che nel corso della fase Rem, quando le cellule Mch sono più attive, sia in atto qualche processo legato alla memoria. 

Per verificarlo, ricorrendo a tecniche genetiche, hanno attivato e disattivato i neuroni Mch nei topi mentre erano sottoposti a test sulla memoria. Scoprendo che attivando le cellule Mch la memoria degli animali peggiorava mentre disattivandole migliorava. 

Esperimenti successivi hanno dimostrato che i neuroni Mch svolgono questo ruolo esclusivamente durante la fase Rem del sonno. Gli animali avevano ricordi più vividi quando i neuroni venivano disattivati nella fase Rem del sonno. Al contrario se la disattivazione avveniva da svegli o in altre fasi del sonno non si osservavano grandi cambiamenti nelle performance della memoria. 

«Questi risultati suggeriscono che i neuroni Mch aiutano il cervello a dimenticare attivamente nuove informazioni non importanti. E dato che i sogni avvengono prevalentemente nella fase Rem del sonno, proprio quella in cui le cellule Mch sono attive, è possibile che quest’ultime impediscano ai contenuti dei sogni di venire archiviati nell’ippocampo e di conseguenza i sogni vengono immediatamente dimenticati», spiegno i ricercatori. 

Questa scoperta potrebbe rivelarsi utile per una maggiore comprensione dei disturbi del sonno e della memoria.