Ecco perché molte gravidanze si interrompono alle prime settimane

La scoperta

Ecco perché molte gravidanze si interrompono alle prime settimane

Potrebbe dipendere dal processo di preparazione delle pareti uterine per l’impianto dell’embrione
redazione

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Il processo di ripulitura e sistemazione del rivestimento uterino finalizzato ad accogliere l'embrione qualche volta non viene fatto "a regola d’arte". Così l’embrione non riesce a impiantarsi. 

La buona notizia dura poco, la gravidanza appena iniziata si interrompe alle prime settimane. Succede a molte donne e la ragione spesso non viene individuata. Ora un nuovo studio pubblicato su eLife propone una nuova spiegazione ai frequenti aborti spontanei del primo periodo della gestazione. 

I ricercatori dell’Università di Warwick, nel Regno Unito, hanno ricostruito il complesso processo con cui l’utero si prepara ad accogliere l’embrione. 

A compiere il lavoro preparatorio sono le speciali cellule killer uterine impegnate a rimodellare e ripulire le pareti della “stanza” destinata all’ospite d’onore. 

Fino a poco tempo fa si pensava che questa operazione si svolgesse a ridosso dell’impianto dell’embrione nell’utero, a gravidanza già iniziata.

La nuova ricerca invece descrive le cellule “spazzine” in azione anche quando non è previsto alcun ospite, ovvero, fuor di metafora, quando non c’è stata la fecondazione dell’ovulo.  È come tirare a lucido periodicamente un albergo nella speranza che qualcuno arrivi. Tuttavia, il processo di ripulitura e sistemazione del rivestimento uterino qualche volta non viene fatto a regola d’arte e l’embrione non riesce a impiantarsi. 

Le cellule killer hanno il compito di individuare ed eliminare le cellule infiammatorie creando così spazio per l’impianto dell’embrione. Ma l’opera di pulizia deve essere eseguita con un equilibrio perfetto e la parete non deve essere lasciata né troppo sporca, né troppo pulita. I ricercatori ricorrono a una curiosa metafora per spiegare il processo di preparazione della cavità uterina.

«Una buona analogia è con il formaggio svizzero: senza i buchi l’embrione non avrebbe nessun luogo dove mettersi e il tentativo di impiantarsi fallirebbe  - spiega Jan Brosens della Division of Biomedical Sciences della Warwick Medical School e autore dello studio - Ma se i buchi sono troppo larghi, il tessuto collasserebbe e porterebbe all’aborto». Questi squilibri, che possono capitare a un solo ciclo ovulatorio oppure ripetersi in più occasioni, spiegherebbero l’alta percentuale di insuccesso delle gravidanze nella fase iniziale. 

«Le pazienti che vanno incontro a fallimenti della procreazione assistita o ad aborti spontanei, così come i medici curanti - dice Brosens - spesso si riferiscono a questo fenomeno come “il gioco dei numeri”».

I ricercatori hanno analizzato  2.111 biopsie del tessuto endometriale donato da pazienti dell’Implantation Research Clinic dell’University Hospitals Coventry and Warwickshire NHS Trust (Uhcw Nhs Trust). Dopo aver esaminato la composizione del rivestimento uterino, valutando la presenza o meno delle cellule infiammatorie, gli scienziati inglesi hanno scoperto l’importante ruolo delle cellule killer uterine che durante il ciclo ovulatorio preparano le pareti dell’utero ad accogliere l’embrione. Perché il processo abbia successo deve essere mantenuta una giusta dose di cellule infiammatorie, né troppe né  troppo poche. Perché queste cellule sembrerebbero incaricate di lanciare l’elusivo ma fondamentale  “segnale per l’impianto” nell’utero.

«Speriamo in futuro che questa nuova informazione - conclude Brosens - verrà usata per sottoporre a screening le donne con un elevato rischio di fallimento riproduttivo. Inoltre, i nostri risultati suggeriscono nuove possibilità di trattamento per le donne che vanno incontro a frequenti aborti o insuccessi della fecondazione in vitro».