Essere antipatici riduce il rischio di Alzheimer

L’ipotesi

Essere antipatici riduce il rischio di Alzheimer

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Non serve essere arroganti: anche l’apertura mentale, il desiderio di mettersi in gioco e di sperimentare cose nuove; in una parola, la curiosità, riduce il rischio di andare incontro a demenza. 
di redazione

Arrogante, bastian contrario, anticonformista, provocatore e un tantino narcisista. Insomma, un caratteraccio. Ma l’antipatia potrebbe essere la sua salvezza, rivelandosi utile soprattutto in tarda età. Chi possiede queste caratteristiche infatti sembrerebbe avere meno probabilità di sviluppare l’Alzheimer. Chi è accondiscendente, evita i conflitti e cerca sempre di compiacere il prossimo è invece più esposto alla malattia neuro-degenerativa. Il ruolo della personalità nell’insorgenza dell’Alzheimer è stato scoperto dagli scienziati dell’Università di Ginevra che hanno condotto una serie di analisi ricorrendo alla risonanza magnetica e a valutazioni psico-cognitive. 

I risultati, del tutto inaspettati, sono stati pubblicati sulla rivista Neurobiology of Aging: alcuni tratti caratteriali sembra proteggano il cervello dalla degenerazione cognitiva. È stato osservato che nel cervello delle persone rompiscatole e sempre in vena di polemica vengono preservati i circuiti della memoria, proprio quelli compromessi dalla malattia di Alzheimer. 

Gli scienziati hanno reclutato un ampio campione di persone over 65 la cui salute e stata monitorata per quattro anni e mezzo. Tutti i partecipanti sono stati sottoposti periodicamente a esami con la risonanza magnetica funzionale per osservare l’eventuale accumulo di beta-amiloide nel cervello e osservare l’andamento del processo di atrofizzazione di alcune aree del cervello che precede la perdita di memoria. Gli esiti della risonanza magnetica sono stati in seguito messi a confronto con i risultati dei test cognitivi e della personalità.

Dall’incrocio dei dati è emerso il ruolo protettivo di una forte personalità, che non teme i conflitti, che sfida le opinioni degli interlocutori con tesi anticonformiste, che è sempre pronta a dire la propria senza temere di contraddire il prossimo. 

Ma indagando più a fondo si è scoperto che non bisogna essere per forza antipatici per mantenere il cervello in forma. Fortunatamente c’è anche un altro tratto della personalità, più piacevole, che sembrerebbe contribuire ad allontanare il rischio di declino cognitivo. È l’apertura mentale, il desiderio di mettersi in gioco e di sperimentare cose nuove. In una parola, la curiosità. Anche chi possiede questa caratteristica  riduce il rischio di andare incontro a demenza. 

«Questo aspetto stupisce di meno dato che sapevamo già che il desiderio di imparare e l’interesse verso il mondo che ci circonda protegge dall’invecchiamento cerebrale», scrivono i ricercatori. 

Ma quali sono i meccanismi biologici che possono spiegare tutto ciò non è chiaro. Intanto però ci si chiede come poter utilizzare queste informazioni. 

«Se sembra difficile cambiare profondamente la propria personalità, soprattutto in età avanzata, tenerne conto nell’ottica della medicina personalizzata è essenziale per valutare tutti i fattori protettivi e di rischio della malattia di Alzheimer. È una parte importante di un puzzle complesso», concludono gli autori.