Fake news, come riconoscerle? I consigli di Facebook funzionano, ma ogni tanto serve un ripasso

La strategia

Fake news, come riconoscerle? I consigli di Facebook funzionano, ma ogni tanto serve un ripasso

Alcuni post “ce l’hanno scritto in faccia”: caratteri cubitali e punti esclamativi fanno capire che la notizia è falsa. In altri casi bisogna fare uno sforzo in più per riconoscere la disinformazione. Le indicazioni di Facebook aiutano. Ma un’istituzione accademica potrebbe fare di meglio

di redazione

Come riconoscere le fake news sui social network? Nel titolo ci sono già i primi indizi: caratteri cubitali, punti esclamativi e annunci sensazionali sono ottime ragioni per non fidarsi della notizia riportata sotto. Ecco qualche esempio: “RISOLTO IL MISTERO DEI DECESSI IN LOMBARDIA PER COVID: COLPA DEI VACCINI ANTINFLUENZALI!”, oppure “LA PANDEMIA E’ OPERA DI BIG PHARMA PER AUMENTARE LE VACCINAZIONI!”, o il messaggio sempreverde “I VACCINI CAUSANO L’AUTISMO!”

Prestare attenzione alla forma con cui si presenta l’annuncio sui social network è il primo dei dieci suggerimenti di Facebook per individuare le notizie false. Gli altri passaggi per distinguere la verità dalla finzione richiedono qualche sforzo in più, come verificare la fonte, cercare conferma su altri siti, controllare l’autenticità delle foto o dei video di accompagnamento. 

Ma la “lezione” di Facebook su come riconoscere le cosiddette “bufale” funziona davvero? Se lo sono chiesto i ricercatori della Princeton University rispondendo con un “Ni” sulle pagine di Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS). Nel senso che le indicazioni proposte da Facebook migliorano la capacità di riconoscere le notizie non attendibili, ma questa abilità si perde nel tempo se non viene periodicamente rinforzata con nuove “lezioni”. 

I ricercatori hanno valutato gli effetti dei Tips to Spot False News di Facebook lanciati nell’aprile del 2017 in 14 Paesi sugli iscritti al social network negli Stati Uniti e in India. 

L’iniziativa di Facebook è indubbiamente l’intervento di alfabetizzazione digitale più diffuso nel mondo e si ispira a un semplice principio di buon senso: se la notizia sembra incredibile, probabilmente lo è. 

L’indagine si è basata su un modello a due ondate: i ricercatori hanno analizzato la risposta dello stesso gruppo di persone al vademecum sul riconoscimento delle fake news di Facebook immediatamente dopo esservi entrati in contatto e in un secondo momento a distanza di alcune settimane. 

In entrambe le occasioni ai partecipanti è stato chiesto di valutare l’affidabilità della stessa lista di notizie. Tra i titoli scelti c’erano fonti note e meno note, più o meno attendibili. 

Gli scienziati hanno osservato che l’intervento educativo migliorava del 26,5 per cento la capacità di distinguere tra verità e finzione negli Stati Uniti, mentre in India del 17,5 per cento. I partecipanti cominciavano a guardare con sospetto quelle notizie false un tempo considerate “molto accurate” e ora “in qualche misura accurate”. 

«Molte persone fanno fatica a valutare in modo affidabile la qualità delle informazioni che incontrano online, anche nelle condizioni più ideali. Questo perché mancano le competenze e le conoscenze necessarie per distinguere tra contenuti di notizie di alta e bassa qualità. Abbiamo osservato che gli sforzi per promuovere l'alfabetizzazione digitale possono migliorare la capacità delle persone di valutare l'accuratezza dei contenuti online», ha dichiarato Andy Guess, tra gli autori dello studio. 

Ma gli effetti positivi dei 10 consigli svaniscono con il passare del tempo. Il che suggerisce la necessità di un ripasso periodico delle strategie per distinguere il vero dal falso. 

Questo delicato e cruciale percorso formativo, secondo gli scienziati, dovrebbe essere gestito da qualche accademia scientifica piuttosto che da un’azienda privata come Facebook. La posta in gioco è alta. La disinformazione può avere conseguenze pericolose quando per esempio riguarda questioni di salute. 

«Attualmente ci sono fonti che diffondono informazioni fuorvianti o addirittura pericolose su Covid-19 riguardo a misure protettive, vaccini, cure miracolose. Pensiamo che questo tipo di intervento potrebbe funzionare anche nel settore della sanità pubblica», ha concluso Guess.