Il farmaco biologico sta facendo effetto? Lo dice un nuovo test made in Italy

A ciascuno la sua cura

Il farmaco biologico sta facendo effetto? Lo dice un nuovo test made in Italy

di redazione

Quantificare quanto del farmaco è in circolo nel sangue e se il sistema immunitario ha prodotto anticorpi contro il medicinale che ne inficiano l’efficacia. 

Sono queste le risposte che promette di dare una nuova metodica messa a punto da ricercatori dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, in collaborazione con l’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (MI) e con l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze. 

In farmaci in questione sono gli anticorpi monoclonali, una classe di medicinali che negli ultimi 20 anni ha rivoluzionato la terapia di innumerevoli malattie (dal cancro a molte malattie infiammatorie) grazie alla loro capacità di interagire in maniera molto mirata con il loro bersaglio nell’organismo. Tuttavia, a oggi, la loro efficacia varia molto da paziente a paziente. 

Da qui la necessità di mettere a punto strumenti che consentano di tarare al meglio la terapia su ogni singolo malato. 

La metodica messa a punto dai ricercatori italiani e descritta sulle pagine di Scientific Reports è un’applicazione di una tecnologia chiamata “risonanza plasmonica di superficie”, nella quale gli anticorpi che si intende studiare sono “catturati” da un microchip che funziona da biosensore. Questo permette una misurazione rapida e precisa degli anticorpi.

«La metodica è stata messa a punto per misurare le concentrazioni di infliximab, un anticorpo usato per patologie infiammatorie croniche, e dei corrispondenti anticorpi anti-infliximab, ma è applicabile anche per altri anticorpi terapeutici, ad esempio il trastuzumab, un farmaco antitumorale», spiega Marco Gobbi, responsabile del laboratorio di Farmacodinamica e Farmacocinetica dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS. 

«I dati - aggiunge Gionata Fiorino, del Dipartimento di Gastroenterologia dell’Istituto Clinico Humanitas - evidenziano differenze marcate tra i pazienti in trattamento con infliximab, sia per i livelli di farmaco nel sangue che per l’immunogenicità. La conoscenza di questi dati per ciascun paziente durante il trattamento può permettere al medico di personalizzare e ottimizzare la terapia, con vantaggi sia per il paziente che per il servizio sanitario nazionale».