Un farmaco contro l’Alzheimer potrebbe aiutare a combattere l’antibiotico-resistenza

La scoperta

Un farmaco contro l’Alzheimer potrebbe aiutare a combattere l’antibiotico-resistenza

Il PTB2, un farmaco sperimentale contro l’Alzheimer, si è dimostrato capace di combattere le infezioni di alcuni superbatterii. Perché rende nuovamente efficace l’antibiotico polimixina. E forse potrebbe fare lo stesso con altri antibiotici. Così non ci sarebbe bisogno di trovarne di nuovi

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Immagine: Dr Graham Beards at en.wikipedia, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

Non sappiamo se sarà efficace contro l’Alzheimer, ma un farmaco attualmente in sperimentazione per il trattamento della malattia neurodegenerativa potrebbe comunque essere impiegato off label per combattere i superbatteri resistenti agli antibiotici.

Un gruppo di ricercatori delle tre università australiane del Queensland, di Melbourne e della Griffith University, ha scoperto che il farmaco sperimentale per l’Alzheimer, chiamato PBT2, riesce là dove molti antibiotici attualmente disponibili fallisce: sconfiggere le infezioni provocate da alcuni batteri Gram negativi resistenti, come alcune tipologie di Klebsiella pneumoniae, Acinetobacter baumannii, Pseudomonas aeruginosa ed Escherichia coli.

Per ora le inaspettate potenzialità del PTB2 sono state testate sugli animali. Se dovessero venire confermate sugli esseri umani saremmo di fronte a un progresso importante nella lotta ai superbatteri. 

Gli scienziati hanno descritto la scoperta su Science Translational Medicine: il PBT2  in combinazione con l’antibiotico polimixina manda in tilt il meccanismo dell’antibiotico-resistenza utilizzato dai batteri grazie alla sua capacità di rompere i legami metallici che rendono i patogeni inattaccabili. 

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«La diffusione di superbatteri resistenti agli antibiotici è una minaccia urgente per la salute umana, minando la capacità di trattare i pazienti con infezioni gravi. Sono urgentemente necessarie strategie alternative per trattare questi batteri resistenti a più farmaci. Il nostro team ha ipotizzato che, utilizzando questo trattamento sperimentale per l'Alzheimer per distruggere i metalli all'interno di questi batteri, avremmo anche interrotto i loro meccanismi di resistenza agli antibiotici», ha commentato Mark Walker della University of Queensland tra gli autori dello studio. Negli esperimenti  sugli animali il farmaco si è dimostrato in grado di curare le infezioni batteriche che gli antibiotici non erano capaci di far regredire. 

L’ipotesi di poter usare PBT2 come ultima risorsa contro i batteri resistenti è particolarmente allettante perché il farmaco è già stato promosso sul fronte della sicurezza nel trial clinico sull’Alzheimer. Si potrebbero così accelerare i tempi di una nuova sperimentazione per un uso diverso. 

Inoltre c’è la possibilità che il farmaco possa essere usato in combinazione con altri antibiotici, oltre alla polimixina, per combattere altri tipi di resistenza agli antibiotici. 

«Dato che siamo stati in grado di combinarlo con l'antibiotico polimixina per trattare i batteri resistenti alla polimixina, potremmo essere in grado di rendere di nuovo efficaci altri antibiotici ormai inefficaci per il trattamento delle malattie infettive. Questo potrebbe affinare, per così dire, alcune delle armi che pensavamo di aver perso nella nostra lotta contro i batteri resistenti agli antibiotici», ha spiegato Mark von Itzstein della Griffith University. 

Anche se non è ancora chiaro il meccanismo la molecola anti-Alzheimer potrebbe dunque in qualche modo restituire efficacia a farmaci contro cui i superbatteri hanno sviluppato resistenza. Sarebbe un enorme progresso, se non altro per guadagnare tempo in attesa dell'arrivo sul mercato di nuovi antibiotici.