Fibromialgia: i batteri dell’intestino potrebbero avere un ruolo chiave

La scoperta

Fibromialgia: i batteri dell’intestino potrebbero avere un ruolo chiave

Il microbioma dei pazienti è diverso da quello delle persone sane: alcuni batteri mancano, altri sono in eccesso. Non è detto che queste alterazioni siano la causa della malattia. Anche se fossero “solo” dei biomarcatori, saremmo un bel passo avanti: si avrebbe finalmente una diagnosi

di redazione

Ancora non è chiaro il loro ruolo, se contribuiscano a scatenare la malattia o se ne siano un tratto distintivo funzionando da indicatori della patologia. Fatto sta, che i batteri intestinali sono in qualche modo associati alla fibromialgia, malattia  caratterizzata da dolore diffuso, stanchezza cronica, insonnia e difficoltà di concentrazione. 

Almeno così sostengono, in uno studio pubblicato sulla rivista Pain, i ricercatori della McGill University che hanno scoperto differenze sostanziali nel microbioma di persone affette da fibromialgia rispetto a persone sane. Nell’intestino delle prime ci sono differenze nella presenza di almeno 20 specie di batteri rispetto a quanto rilevato nel gruppo delle persone non affette dalla malattia tanto difficile da diagnosticare. 

Gli scienziati hanno messo a confronto i risultati delle analisi di campioni di sangue, feci, urina e saliva di 156 individui, 77 dei quali colpiti da fibromialgia. Ricorrendo a diverse tecniche, tra cui sistemi di intelligenza artificiale, i ricercatori hanno potuto escludere che le differenze riscontrate nel microbioma dipendessero da altri fattori come la dieta, i farmaci, l’attività fisica, l’età.

«Abbiamo osservato che la fibromialgia e i suoi sintomi, dolore, spossatezza e difficoltà cognitive, contribuivano più di altri fattori alle variazioni del microbioma che abbiamo riscontrato nelle persone affette dalla patologia. Abbiamo anche notato che la gravità dei sintomi era direttamente correlata alla maggiore presenza o assenza di alcuni batteri. Un fatto che non era mai stato osservato prima», ha dichiarato Amir Minerbi dell’Alan Edwards Pain Management Unit della McGill University, principale autore dello studio. 

Come abbiamo detto, i ricercatori non sono attualmente in grado di stabilire il ruolo esatto delle anomalie del microbioma, non sanno cioè se gli specifici batteri siano la causa o la conseguenza della malattia, se siano i diretti responsabili dei sintomi o i più innocui biomarcatori della patologia. 

In entrambi i casi, però, i batteri in questione potrebbero rivelarsi uno prezioso strumento nelle mani dei medici, da utilizzare come potenziale target terapeutico o come affidabili biomarker per la diagnosi. Attualmente la fibromialgia è infatti difficile tanto da diagnosticare quanto da curare. 

Prima di riuscire a dare un nome al proprio malessere, le persone affette da fibromialgia aspettano in media cinque anni. 

In futuro, dalla mappatura dei batteri intestinali, si potrebbero accorciare i tempi della diagnosi. Già adesso i ricercatori della McGill University hanno riconosciuto la patologia con un’accuratezza dell’87 per cento e sperano presto di ottenere risultati ancora più precisi rivoluzionando le strategie diagnostiche per la fibromialgia. 

«Le persone con fibromialgia soffrono non solo per i sintomi della loro malattia ma anche per la difficoltà che la famiglia, gli amici e e il personale sanitario hanno nel comprendere le loro sofferenze. Come medici del dolore, siamo frustrati dalla nostra incapacità di aiutarli, e questa frustrazione è un buona spinta per la ricerca. Per la prima volta, almeno negli esseri umani, abbiamo osservato che che il microbioma potrebbe avere un effetto sul dolore diffuso e abbiamo davvero bisogno di nuovi modi per gestire il dolore cronico», ha dichiarato Yoram Shir, autore senior dello studio. 

I ricercatori hanno annunciato la volontà di scoprire se si riscontrano cambiamenti simili nella flora batterica intestinale di persone colpite da altre malattie caratterizzate da dolore cronico, come mal di schiena, mal di testa e dolore neuropatico.