Fumo e cancro ai polmoni: una Tac e un esame del sangue per riconoscere chi è più a rischio

Verso la diagnosi precoce

Fumo e cancro ai polmoni: una Tac e un esame del sangue per riconoscere chi è più a rischio

lungs.jpg

In base alla fascia di rischio sarà possibile mettere a punto un programma di prevenzione personalizzato, che parte naturalmente dalla disassuefazione dal fumo.
di redazione

Anche se il fumo è il principale fattore di rischio per ammalarsi di cancro al polmone, per fortuna non tutti i fumatori sviluppano la malattia. Conoscere chi, tra chi ha l’abitudine al fumo, si ammalerà di tumore sarebbe un grande traguardo, dal momento che ciò consentirebbe di anticipare la diagnosi e aumentare le probabilità di guarigione. Tuttavia, fino a oggi, le strategie per identificare precocemente le persone a maggior rischio si sono rivelate poco praticabili. 

Una soluzione potrebbe arrivare da uno studio (bioMILD) condotto da ricercatori dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (INT) e sostenuto da Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro i cui risultati sono stati presentati alla 20° Conferenza mondiale dell’International Association for the Study of Lung Center (IASLC). 

La strategia prevede l’utilizzo combinato della Tac spirale toracica a basso dosaggio di radiazioni (LDCT) e della ricerca di specifici microRNA nel sangue.

«Lo studio bioMILD ci permette di costituire le basi per l’avvio di programmi di controllo mirati per la diagnosi precoce del tumore al polmone e rappresenta una svolta che apre la strada a una metodologia di screening avanzato per i forti fumatori non ancora prevista», commenta il direttore scientifico dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano Giovanni Apolone. «Il nostro Istituto da anni crede fortemente che sia possibile sviluppare questa tipologia di programmi e la prima dimostrazione concreta l’abbiamo ottenuta con lo studio MILD (Multicenter Italian Lung Detection), pubblicato quest’anno sul Journal of Thoracic Oncology. Con quello studio, abbiamo provato che grazie allo screening prolungato per dieci anni fosse possibile ottenere una riduzione della mortalità per tumore polmonare pari al 39%. È un passo avanti nella direzione di avere dei programmi di screening più personalizzati, nel contesto di una prevenzione di precisione». 

La nuova ricerca è stata condotta su circa 4.000 persone, arruolate all’inizio del 2013. Il 70% dei partecipanti era costituito da forti fumatori; tutti sono stati sottoposti alla alla combinazione di Tac spirale e test miRNA, quest’ultimo eseguito attraverso il semplice prelievo di un campione di sangue. I miRNA sono piccolissime molecole, molto specifiche, che vengono rilasciate precocemente dall’organo aggredito dalla malattia e dal sistema immunitario.  

Ebbene, il 58% dei partecipanti è risultato negativo a entrambi i controlli ed è stato classificato a rischio basso di tumore del polmone, mentre il 37% è risultato positivo a uno dei due esami (rischio medio) e il restante 5% ha avuto entrambi i valori positivi con un rischio molto più alto di ammalarsi.

«La nostra ipotesi di partenza era che il rischio di ammalarsi per i forti fumatori non fosse, il medesimo per tutti»,  spiega il direttore della Struttura Complessa di Chirurgia Toracica di INT  Ugo Pastorino  e tra gli autori dello studio. «I risultati ci hanno dato ragione perché sulla base degli esiti della TAC e del test miRNA siamo stati in grado per la prima volta di profilare il rischio di malattia e di definire che, a parità di esposizione, il rischio biologico è diverso».

«I vantaggi che otteniamo sono diversi», continua Pastorino. «Innanzitutto, in base alla fascia di rischio viene messo a punto un programma di prevenzione personalizzato, che parte naturalmente dalla disassuefazione dal fumo. Inoltre, è possibile ridurre il numero di TAC di controllo, dal momento che chi è a rischio basso viene rivisto a distanza di tre anni. Infine, ultimo ma non meno importante, è possibile stabilire chi non necessita di cure immediate ma solo di un controllo annuale, e questo ci permette di evitare interventi che sarebbero inutili, a tutto vantaggio del paziente».