I genomi del virus Sars-Cov-2 non presentano differenze dal ceppo cinese

Lo studio

I genomi del virus Sars-Cov-2 non presentano differenze dal ceppo cinese

di redazione

C'è una marcata omogeneità genetica tra gli oltre 1.100 genomi virali di Sars-Cov-2 provenienti da Cina, America ed Europa analizzati nello studio condotto dall’Istituto di biomembrane, bioenergetica e biotecnologie molecolari del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibiom) di Bari insieme all’Università di Bari e all’Università Statale di Milano. Lo studio è pubblicato sulla rivista online bioRxiv di Cold Spring Harbor Laboratory (Usa) ed è stato realizzato con il supporto della piattaforma bioinformatica Elixir del nodo italiano dell’infrastruttura di ricerca europea per le scienze della vita, coordinata da Graziano Pesole, ricercatore del Cnr-Ibiom e docente dell’Università di Bari.

L’assenza di evidenze che supportino l’insorgenza di diversi tipi virali più aggressivi del ceppo cinese originario fa sì che la disomogeneità riscontrata nelle diverse aree geografiche sia dovuta alla rapida diffusione di sottotipi virali diversi, importati in maniera indipendente nei diversi continenti. «I risultati della ricerca hanno identificato almeno otto sottotipi virali distinti – spiega Pesole - con una diversa prevalenza in differenti regioni del nostro pianeta. Tre distinti sottotipi di virus comprendono più del 70% di tutti i genomi virali finora sequenziati, mentre due soli sottotipi virali annoverano il 72% e il 74 di tutti i virus isolati in Europa e in America».

Tutti i sottotipi virali sembrano avere una comune origine in Cina, anche se provenienti da focolai distinti. Benché ciascun ceppo presenti una sequenza genomica caratteristica, il numero limitato delle variazioni osservate e il fatto che queste sono concentrate in regioni non codificanti proteine, suggeriscono, aggiunge il ricercatore, che le differenze tra i diversi genomi «non evidenziano un processo di evoluzione del ceppo virale e che quindi non risultano responsabili dell’origine di un ceppo virale mutato e potenzialmente più virulento. Questo consente di mettere a fattor comune, su scala internazionale, gli studi in corso per mettere in campo approcci terapeutici mirati e vaccini efficaci».