Hiv: prosegue la ricerca di una migliore qualità della vita dei pazienti

IAS 2020

Hiv: prosegue la ricerca di una migliore qualità della vita dei pazienti

di redazione

Oggi, con la giusta terapia, l’aspettativa di vita delle persone con Hiv è ormai allineata alla media della popolazione. Tuttavia non bisogna dimenticare che i pazienti sono esposti per molti anni a uno stato di infiammazione e immunoattivazione cronica, causate da molteplici fattori. Questo stato infiammatorio è all’origine di un processo di invecchiamento biologico accelerato che, sovrapponendosi all'invecchiamento anagrafico, conduce alla comparsa più frequente e più precoce, rispetto alla popolazione generale, di numerose comorbosità non infettive, tra cui le malattie cardiovascolari.

Per questa ragione, il controllo del peso corporeo e della massa grassa nei pazienti con Hiv è una forma di prevenzione importante per il mantenimento di una qualità della vita ottimale. Ma è la stessa terapia antiretrovirale che, a volte, può determinare un aumento ponderale.

Una buona notizia, in questo senso, arriva dal congresso “virtuale” dell'International Aids Society (IAS 2020), dove sono stati presentati i dati dello studio di fase 3 DRIVE-SHIFT, che dimostrano come l’aumento di peso dopo il passaggio (switch) a una terapia di combinazione costituita da doravirina/lamivudina/tenofovir diproxil fumarato in pazienti virologicamente stabili, è stato modesto oltre le 144 settimane di valutazione.

Il cambiamento medio del peso, infatti, è stato inferiore a 1 kg a sei mesi e 12 mesi dallo switch e da 1,2 kg a 1,4 kg dopo più di due anni di trattamento con doravirine/3TC/TDF. Oltre il 70% dei pazienti nello studio ha sperimentato un incremento del peso inferiore al 5%.

Dalla stessa International Aids Conference sono venuti dati promettenti anche sulla nuova associazione orale tra islatravir con doravirina negli adulti con infezione da Hiv-1 non precedentemente sottoposti a un trattamento antiretrovirale. I risultati di uno studio di fase 2b confermano il profilo di sicurezza e il profilo di tollerabilità della molecola in combinazione con doravirina a 48 settimane e rafforzano il potenziale di questa duplice terapia per le persone che vivono con l’Hiv.

«Sogniamo un mondo senza Hiv – sostiene Nicoletta Luppi, presidente e amministratore delegato di MSD Italia- ma c’è ancora moltissimo lavoro da fare per centrare questo obiettivo. Oggi con l’Hiv si può vivere, invecchiare, amare. Quarant’anni fa, quando fu scoperto il virus, tutto questo sembrava impossibile. Non si può che rendere merito alla ricerca per gli incredibili passi in avanti riguardo al miglioramento della qualità di vita delle persone con Hiv. Ma in MSD vogliamo andare oltre, con l’ambizione di contribuire a donare alle prossime generazioni un futuro davvero Hiv-free».