Hiv: una terapia sperimentale controlla il virus per mesi

Il trial clinico

Hiv: una terapia sperimentale controlla il virus per mesi

Addio alla pillola quotidiana. Potrebbero bastare uno o due trattamenti all’anno
redazione

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Un nuova immunoterapia potrebbe rivoluzionare il trattamento e la prevenzione dell’Hiv liberando le persone sieropositive dalla necessità di assumere una pillola al giorno. Immagine: ©Nih

In questi giorni gli occhi di molti infettivologi sono puntati sui risultati di un trial clinico condotto alla Rockefeller University. Qui si sta sperimentando una nuova immunoterapia, basata sulla combinazione di anticorpi anti-Hiv, capace di sopprimere il virus Hiv per mesi. E i ricercatori non escludono di poter arrivare in futuro anche a una sola o al massimo due somministrazioni del farmaco all’anno per controllare il virus le persone sieropositive.

Non significa solamente liberali da una schiavitù. Dare ai pazienti con Hiv la possibilità di assumere il farmaco che tiene sotto controllo l’infezione una tantum invece che tutti i giorni per tutta la vita vuol dire molto di più. Vuol dire migliorare l’aderenza alla terapia, che vuol dire mantenere il virus a livelli non pericolosi, che alla fine vuol dire anche ridurre il rischio di nuove infezioni. Non è una cosa da poco. E poi significa un ulteriore riduzione del rischio di effetti collaterali rispetto ai farmaci attuali che già, rispetto a quelli usati in passato, hanno approtato enormi progresso su questo fronte.

Gli anticorpi al centro della sperimentazione, chiamati bNAbs (broadly neurtralizing antibodies), hanno già dimostrato di essere sicuri e più efficaci di qualunque altra terapia a base di anticorpi testata finora. I promettenti risultati della sperimentazione sono stati pubblicati su Nature e si devono alla curiosità dei ricercatori riguardo a un singolare fenomeno: perché alcune persone riescono a combattere il virus senza assumere farmaci?

Gli scienziati hanno identificato in questi fortunati individui, ribattezzati elite controllers,  alcuni anticorpi naturali, noti con le sigle 3BNC117 e 10-1074, capaci di riconoscere alcune proteine sulla superficie del virus e segnalarle al sistema immunitario affinché intervenga a bloccare l’infezione.

Lo scopo del nuovo farmaco è quello di riprodurre artificialmente quel che avviene naturalmente negli elite controllers, ovvero sopprimere il virus grazie a una rinvigorita risposta immunitaria. Per riuscirci, si sono detti i ricercatori, basta seguire l’esempio dei due anticorpi naturali che lo sanno fare così bene. 

Gli scienziati hanno scoperto che 3BNC117 e 10-1074 attaccano l’Hiv da due angoli differenti e così hanno pensato di somministrare due anticorpi bNabs contemporaneamente. Questa strategia è stata testata in un trial clinico di fase 1 durante il quale i partecipanti hanno sospeso la terapia antiretrovirale per essere sottoposti a tre infusioni di due bNabs nel corso di sei settimane.  

I ricercatori hanno osservato in nove individui che il trattamento è riuscito a sopprimere il virus per una media di 21 settimane, arrivando in alcuni casi a 30 settimane. La somministrazione combinata dei due anticorpi sembrerebbe impedire lo sviluppo della resistenza nei virus. La terapia è stata ben tollerata: l’unico evento avverso rilevante è stata una leggera stanchezza in un ristretto numero di pazienti. Tutti i partecipanti a questo studio avevano valori di viremia bassi o nulli, perché erano stati in cura con farmaci antiretrovirali che avevano portato il virus a livelli non rilevabili. 

Ma a beneficiare della nuova terapia immunitaria a base di bNAbs potrebbero essere anche i pazienti con virus attivo. È quanto suggerisce un secondo studio pubblicato su Nature Medicine in cui i bNAbs hanno dimostrato di provocare una riduzione della carica virale della durata di oltre tre mesi. 

La nuova promettente terapia combinata ha però alcuni limiti. I virus hanno molte varietà e non tutte rispondono ai bNAbs. 

«Questi due anticorpi - ha dichiarato Marina Caskey, a capo del secondo studio - non funzioneranno per tutti. Ma se iniziamo a combinare questa terapia con altri anticorpi o farmaci antiretrovirali potrebbe essere efficace per molte persone ed è quello che speriamo di osservare in studi futuri».

Tra le speranze dei ricercatori c’è anche quella che i bNAbs con il tempo favoriscano la produzione autonoma di anticorpi nell’organismo. 

«Come accade con gli anticorpi antitumorali - ha detto  Michel C. Nussenzweig a capo dello studio su Nature - questi farmaci potrebbero interagire con il sistema immunitario e innescare una risposta immunitaria naturale». 

La terapia con i bNabs potrebbe rivoluzionare non solo il modo di curare l’Hiv, ma anche quello di prevenirlo. Attualmente l’efficacia della prevenzione nelle persone a rischio dipende dalla aderenza alla profilassi con i farmaci antiretrovirali. 

«Se gli studi futuri mostreranno gli stessi successi - ha detto Caskey - i bNAbs potrebbero veramente diventare un’alternativa ai farmaci antiretrovirali che sarebbe sicura e non richiederebbe l’assunzione di una pillola la giorno».