iAge, il nuovo test che calcola l’età biologica e prevede come invecchieremo

Il test

iAge, il nuovo test che calcola l’età biologica e prevede come invecchieremo

Due buone notizie. La prima: esiste un modo semplice per scoprire l’età biologica e conoscere se si è a rischio di malattie legate alla vecchiaia. La seconda: la salute in età avanzata dipende in gran parte dal livello di infiammazione, tendendolo sotto controllo si può rallentare l’invecchiamento

di redazione

Troppo vecchi per correre una maratona? Se è l’anagrafe a dirlo, meglio non fidarsi. Da quando si è capito che è l’età biologica quella che conta davvero, la data di nascita non è più un parametro affidabile per sapere se abbiamo o non abbiamo più l’età per fare determinate cose e soprattutto per scoprire se stiamo invecchiando in salute oppure no. Ma come si fa a calcolare la propria età biologica? D’ora in poi potrebbe pensarci iAge, il nuovo impietoso “orologio” biologico messo a punto all’Università di Stanford che si basa su un dato molto più indicativo di quello anagrafico: il livello di infiammazione dell’organismo, un valore che dice molto sul rischio di sviluppare malattie correlate all’invecchiamento, come malattie cardiovascolari o neurodegenerative. È proprio in quel valore che è scritta la nostra vera età. iAge, insomma, racconta un’altra versione della realtà e non è detto che sia migliore di quella contenuta nella carta di identità. L’età biologica può essere inferiore a quella anagrafica, ma anche superiore. La buona notizia è che l’orologio biologico può essere ricalibrato con opportuni interventi di tipo clinico o anche sullo stile di vita per mandare indietro le lancette dell’invecchiamento e guadagnare più anni di vita in salute. 

iAge, ovviamente, non è un orologio da tenere al polso, ma uno strumento diagnostico che consiste in un semplice prelievo del sangue. Il nuovo test, presentato su Nature Aging, è il primo a utilizzare il parametro dell’infiammazione per calcolare la salute dell’invecchiamento. 

L’idea di base è che all’avanzare degli anni sia associato un processo di infiammazione cronica e sistemica dovuto al fatto che le cellule danneggiandosi rilasciano in circolo sostanze infiammatorie. L’impatto di questo fenomeno sulla salute varia però da persona a persona. Chi possiede un sistema immunitario ben funzionante sarà in grado di limitare in parte i danni dell’infiammazione e invecchierà più lentamente. Al contrario, chi non può contare su forti difese immunitarie invecchierà prima. 

Per realizzare iAge, i ricercatori hanno analizzato i campioni di sangue di più di mille persone tra gli 8 e i 96 anni  e con l’aiuto di un sistema di intelligenza artificiale hanno cercato le proteine più indicative dell’infiammazione sistemica. Il marcatore più affidabile è stato riconosciuto nella citochina CXCL9 prodotta principalmente nella parete più interna dei vasi sanguigni e associata allo sviluppo delle malattie cardiovascolari. iAge è stato messo alla prova su 19 persone centenarie a cui è stata assegnata un’età biologica di 40 anni inferiore rispetto all’età effettiva. In queste persone il marcatore dell’infiammazione era molto basso, un dato che conferma l’ipotesi che chi possiede con un sistema immunitario più sano tende a vivere più a lungo.

Se tutto, o molto, dipende dall’infiammazione e in particolare dalla proteina che ne è responsabile, CXCL9, in linea teorica mettendo fuori uso quella proteina il processo infiammatorio potrebbe essere interrotto fino a mandare indietro le lancette dell’orologio dell’invecchiamento. L’ipotesi si è rivelata fondata. Gli scienziati hanno coltivato in laboratorio cellule endoteliali umane, quelle che rivestono le pareti dei vasi sanguigni, e le hanno sottoposte a un invecchiamento artificiale lasciandole dividere ripetutamente. In presenza di elevati livelli della proteina CXCL9 le cellule entravano in uno stato disfunzionale. Silenziando l'espressione del gene che codifica per CXCL9, le cellule riacquistavano alcune funzioni, suggerendo la possibilità che gli effetti dannosi della proteina siano reversibili.

Gli scienziati si immaginano un futuro in cui tutti a un certo punto della vita cominceranno a monitorare con ad iAge la propria età biologica riuscendo così a tenere sotto controllo l’invecchiamento. Non si potrà restare giovani per sempre, ma si invecchierà più dolcemente.