Inception non è fantascienza: entrare nei sogni degli altri è possibile

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Inception non è fantascienza: entrare nei sogni degli altri è possibile

Parli spagnolo? Quanto fa 8 meno 6? Non tutti, ma qualcuno dei volontari che hanno partecipato all’esperimento descritto su Current Biology ha risposto correttamente mentre dormiva. Sembra quindi possibile entrare nei sogni delle persone. Con quale scopo? Anche solo banalmente indurre bei sogni

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Una scena di Inception, film del 2010 scritto e diretto da Christopher Nolan
di redazione

Quanto fa 8 meno 6? La domanda è banale, ma c’è da stupirsi se la risposta giusta arriva da una persona addormentata che sta sognando. 

In un esperimento che sembra ispirato direttamente al film Inception, quattro team indipendenti in Francia, Germania e Paesi Bassi hanno dimostrato che è possibile conversare con chi sta sognando. 

Il mondo reale e il mondo onirico sembrano separati da un confine molto labile. E i sogni lucidi possono anche essere interattivi. I ricercatori sono infatti riusciti a ottenere risposte corrette alle domande rivolte alle persone che stavano sognando. Non è stato proprio facilissimo e non è avvenuto in tutti i casi, ma c’è la prova per la prima volta che è possibile comunicare con chi sogna.  

Lo studio ha coinvolto 36 volontari, alcuni dei quali avevano già sperimentato almeno una volta in vita loro il cosiddetto “sogno lucido”, un sogno che si può modificare a proprio piacimento pur restando addormentati.

I ricercatori hanno istruito i partecipanti a riconoscere alcuni segnali, suoni, luci, o un tocco delle dita, che sarebbero serviti per aiutarli a capire quando stavano sognando.  

Mentre i volontari dormivano, i ricercatori hanno comunicato con loro usando differenti strumenti, dalle domande a parole, ai flash di luce. 

I “sognatori” potevano rispondere muovendo gli occhi o il volto in modi stabiliti in precedenza (per esempio aggrottare le sopracciglia, o muovere gli occhi tre volte a sinistra per dire “sì” ecc…). 

Tutti i partecipanti erano dotati di un elmetto con elettrodi posizionati sul cranio che permetteva agli scienziati di monitorare l’attività cerebrale e le contrazioni dei muscoli facciali. Su 57 sessioni di sonno, sei individui hanno dichiarato di avere avuto sogni lucidi in 15 occasioni. 

In questi casi i ricercatori avevano chiesto ai volontari di rispondere a semplici domande con sì o no o di risolvere banali operazioni matematiche (8-6, 4+0). Su 158 domande, i sognatori hanno risposto correttamente nel 18,6 per cento dei casi. Solo il 3,2 per cento delle risposte era sbagliato, mentre il 60 per cento delle domande non ha ottenuto risposta. 

I risultati, pubblicati su Current Biology, dimostrano che, purché difficile, la comunicazione con chi sogna è possibile. 

I volontari che hanno dialogato con gli scienziati durante il sonno hanno poi raccontato i loro sogni. Uno di loro si trovava ad una festa con molti amici e all’improvviso ha sentito una voce fuori dalla stanza chiedergli “sai parlare spagnolo?”, istintivamente ha subito risposto “no”. Un altro partecipante ha dichiarato di aver sentito un quesito matematico provenire da un’autoradio e di aver risolto facilmente l’operazione continuando a sognare. 

«I nostri risultati, confutano la convinzione comune che sia inutile cercare di comunicare con persone che dormono per acquisire informazioni sui loro sogni, e contraddicono l'ipotesi che chi dorme non possa rispondere in alcun modo significativo pur rimanendo addormentata. Al contrario, i nostri risultati costituiscono la prova della possibilità di comunicazione bidirezionale durante il sonno e aprono così la strada a un nuovo approccio per l'esplorazione scientifica dei sogni», spiegano i ricercatori.   

È legittimo chiedersi quale possa essere l’utilità di entrare nei sogni altrui. Karen Konkoly, neuroscienziata della Northwestern University tra gli autori dello studio spera che questa tecnica possa avere applicazioni terapeutiche: indurre bei sogni potrebbe per esempio aiutare a superare traumi e a ridurre l’ansia e la depressione.