Individuate cellule “intruse” nel cervello dei pazienti Covid. Sono loro le responsabili della “nebbia cognitiva”?

La scoperta

Individuate cellule “intruse” nel cervello dei pazienti Covid. Sono loro le responsabili della “nebbia cognitiva”?

Sono indubbiamente fuori posto. I megacariociti nei vasi sanguigni del cervello non si erano mai visti. Ora invece sono stati individuati post mortem in alcuni pazienti con forme gravi di Covid-19. C’è il sospetto che siano i responsabili della cosiddetta “nebbia cerebrale”

di redazione

Sorpresa: nel cervello delle persone morte per Covid-19 sono state trovate cellule “intruse” di grandi dimensioni. Potrebbero essere le responsabili di quel sintomo spesso sperimentato dalle persone con Covid-19 denominato “nebbia cognitiva” che consiste in stanchezza, confusione mentale, difficoltà di concentrazione. 

I ricercatori della Johns Hopkins University di Baltimora che le hanno scoperte effettuando delle autopsie ne hanno ricostruito l’identità: si tratta senza dubbio dei megacariociti, le cellule del midollo osseo che formano le piastrine ematiche necessarie per la coagulazione del sangue. Ma cosa ci facciano nel cervello è un mistero, sono del tutto fuori posto.  Normalmente queste cellule si trovano nel midollo osseo e raramente sono state osservate nei polmoni. È la prima volta che vengono trovate nei vasi sanguigni cerebrali. Nello studio, pubblicato su JAMA Neurology , vengono descritti i risultati delle autopsie di 15 pazienti che erano stati colpiti da forme gravi di Covid-19, con danni evidenti ai polmoni. Nel 33 per cento dei casi sono stati individuati frammenti di megacariociti nei vasi sanguigni del cervello, tanto in pazienti giovani che anziani e in quantità considerevoli. 

Quali effetti provochi la presenza di queste cellule nel cervello dei pazienti affetti da Covid-19 è difficile stabilirlo. C’è il sospetto che i megacariociti possano essere responsabili della cosiddetta “nebbia cognitiva” spesso sperimentata dalle persone colpite dall’infezione che comporta stanchezza mentale, difficoltà di concentrazione, problemi di memoria. 

I megacariociti sono cellule di dimensioni grandi, da 10 a 15 volte più grandi dei globuli rossi. «È come prendere un pallone da calcio e infilarlo in un tubo del diametro di una pallina da golf. Occluderà il precorso. È possibile che la confusione o la perdita di acutezza mentale che le persone con Covid-19 manifestano sia collegata a questo fenomeno», ha dichiarato David Nauen a capo dello studio. Gli effetti del virus Sars-Cov-2 sul cervello non sono ancora stati chiariti. «Spesso gli individui gravemente malati manifestano confusione e alterazione della coscienza e in un secondo momento anche sintomi neurologici come sindrome disesecutiva o nebbia cerebrale.  Tuttavia, nelle autopsie di pazienti con Covid-19 che presentavano anomalie neurologiche, le indagini non hanno individuato segni di infiammazione cronica o marcati cambiamenti neurali tipicamente associati all'infezione virale e il materiale genetico virale era minimo o assente», scrivono i ricercatori.

Quindi se non c’è l'encefalite virale e non c’è un'infiammazione in senso convenzionale della corteccia, perché le persone con coronavirus presentano sintomi mentali associati a disturbi corticali? Dato che il virus non raggiunge il cervello, deve esserci qualche altra spiegazione per i sintomi manifestati da molti pazienti con Covid. I megacariociti nei vasi sanguigni cerebrali potrebbero essere una di queste. Ma l’ipotesi andrà verificata con ulteriori indagini.