Il lato positivo dello stress: ecco perché ciò che non uccide rende più forti

Il meccanismo

Il lato positivo dello stress: ecco perché ciò che non uccide rende più forti

redazione

Non è una novità per i biologi: un po’ di stress occasionalmente è salutare, aiuta a difendersi meglio la prossima volta. Lo dice il motto: ciò che non uccide fortifica. E ora gli scienziati del Sanford Burnham Prebys Medical Discovery Institute (Sbp) hanno individuato il meccanismo biologico che trasforma i lievi traumi per l’organismo in opportunità di rafforzamento. Secondo lo studio pubblicato su Nature Communications tutto dipende dal processo cellulare noto come “autofagia”. Una trovata dell’organismo per riciclare parti vecchie, danneggiate e non necessarie delle cellule per poi riutilizzarle nella costruzione di nuove molecole o bruciarle per produrre energia. Il processo, già noto per essere associato alla longevità, viene ora collegato anche alla resistenza allo stress. 

Per gli  esperimenti, i ricercatori si sono serviti dei vermi C. elegans ampiamente sfruttati dai biologi come organismi modello per la loro caratteristica di essere trasparenti e quindi perfetti per mostrare cosa accade al loro interno. Inoltre molti geni e  vie di comunicazione molecolare sono simili a quelle degli esseri umani. Infine, la loro vita dura solo poche settimane il che facilita il compito degli scienziati che studiano la longevità. Lo scopo era quello di scoprire se l’autofagia fosse veramente all’origine della resistenza allo stress. 

Gli scienziati hanno esposto  i vermi per un’ora a una temperatura di 36°, ben al di sopra di quella a cui erano abituati, mimando così una situazione di stress non prolungato e non eccessivamente violento. Gli animali hanno reagito aumentando i processi di autofagia nei tessuti. Quando, alcuni giorni dopo, i vermi sono stati nuovamente riscaldati, ma questa volta più a lungo, non tutti hanno reagito allo stesso modo. I vermi con livelli carenti di autofagia subivano gli effetti negativi dello stress in misura maggiore rispetto agli animali che invece avevano precedentemente incrementato i processi di autofagia. I ricercatori sono convinti che la loro scoperta potrà aiutare a trattare malattie degenerative come la malattia di Huntington, causata dall’aggregarsi eccessivo di proteine ​​neuronali. Gli scienziati hanno scoperto che esponendo allo shock termico i vermi geneticamente modificati nei cui tessuti si sviluppava l’aggregazione delle proteine tipica della malattia, il numero di proteine aggregate si riduceva.