Lievi ma ripetute infezioni batteriche scatenano le malattie intestinali

Il sospetto

Lievi ma ripetute infezioni batteriche scatenano le malattie intestinali

È l’ipotesi di uno studio su Science sull’origine delle malattie infiammatorie croniche intestinali
redazione

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Alcuni tipi di salmonella o altri batteri contenuti negli alimenti potrebbero scatenare reazioni a catena che portano all’insorgere delle malattie infiammatorie croniche intestinali. I danni possono manifestarsi anche mesi o anni dopo la prima infezione

È troppo presto per farle uscire dalla lista delle patologie “idiopatiche”, ovvero dalla causa sconosciuta, ma se l’ipotesi lanciata dalle pagine di Science venisse confermata, le malattie infiammatorie croniche intestinali (Mici o Ibd) potrebbero avere in futuro una causa nota. 

I ricercatori della University of California Santa Barbara intervengono nella discussione infinita sulle origini del morbo di Crohn e della colite ulcerosa con un nuovo argomento: piccole e ripetute infezioni batteriche, come quelle di natura alimentare,  possono scatenare una catena di eventi che conduce alle infiammazioni croniche dell’intestino. 

E osservando quel che accade nei topi, l’ipotesi sembra plausibile.  

Gli scienziati hanno sperimentato gli effetti sull’intestino degli animali di infezioni da Salmonella typhimurium, un batterio molto diffuso nell’ambiente che provoca un malessere lieve e passeggero tanto che l’infezione in molti casi non viene diagnosticata. Alla quarta infezione, mesi dopo la prima, tutti gli animali erano affetti da infiammazione intestinale e da colite. Inaspettatamente, sospendendo il contagio dei batteri ad opera dei ricercatori non si notava alcun miglioramento negli animali: il danno era oramai fatto. 

 «Questo tipo di studio non era mai stato compiuto in precedenza - ha dichiarato Won Ho Yang principale autore dello studio -  e i risultati sono stati sconvolgenti. Abbiamo osservato l’insorgere di una progressiva e irreversibile malattia infiammatoria provocata da precedenti infezioni. Un fatto abbastanza sorprendente perché il patogeno è stato facilmente e rapidamente eliminato dall’organismo». 

La scienza si interroga da lungo tempo sulle cause delle Mici indagando sui geni tanto quanto sull’ambiente, ma senza avere mai raggiunto una conclusione certa. Questo studio propone nuove strade da esplorare. 

Il danno cronico all’intestino procurato da una serie di infezioni batteriche di lieve entità, dipenderebbe da una acquisita carenza di fosfatasi alcalina intestinale (Iap), un enzima prodotto nel duodeno dell'intestino tenue che ha un ruolo protettivo importante. La fosfatasi alcalina infatti è in grado di eliminare la carica tossica di alcune molecole pro-infiammatorie come i lipopolisaccaridi, rendendoli innocui. La sopravvivenza dell’enzima è minacciata dalla elevata produzione di neuranamidasi provocata dal batterio.  Quando la fosfatasi alcalina manca, l’intossicazione ha campo libero. 

Lo studio pubblicato su Science contiene una cattiva notizia e una buona notizia. Partiamo dalla prima: le infezioni batteriche di lieve intensità sono difficili da riconoscere e con molta probabilità sono più frequenti di quanto pensiamo. «Ripetute nel tempo - scrivono i ricercatori - queste infezioni minori sono sufficienti a innescare malattie anche mesi o forse anni dopo il contagio. Questi fattori ambientali potrebbero essere responsabili dell’insorgere delle malattie intestinali in alcune persone». 

La buona notizia è che esiste un modo semplice per aumentare i livelli di fosfatasi alcalina e di inibire la neuraminidasi, assumendo in entrambi i casi farmaci già in commercio. 

«Si apre una nuova porta - dice Jamey Marth, coautore dello studio - queste terapie potrebbero essere facilmente applicate e testate. Noi abbiamo osservato che entrambi i trattamenti hanno avuto simile efficacia nel pervenire l’insorgenza della malattia».