Longevità: dopo i 105 anni la vita non ha limiti

Studio italiano su Science

Longevità: dopo i 105 anni la vita non ha limiti

Superata una certa soglia il rischio di morte smette di crescere. Studio su 4.000 centenari italiani
redazione

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Emma Martina Luigia Morano è l’italiana più longeva di sempre. Ha vissuto 117 anni e 137 giorni. Nata in comune nei pressi di Vercelli il 29 novembre del 1899, è morta il 15 aprile 2017. È stata l'ultima persona vivente nata prima del 1900

Il modo più semplice per smettere di invecchiare è, chi lo avrebbe mai detto,  invecchiare. È il paradossale risultato di uno studio italiano appena pubblicato su Science: una volta raggiunti i 105 anni di età il rischio di mortalità, fino a quel punto legato a filo doppio all’avanzare degli anni, smette di crescere. 

Detto in altri termini: la vita non ha più limiti raggiunta quella soglia.

I ricercatori del Dipartimento di Scienze statistiche della Sapienza, in collaborazione con l’Istat e le università Roma Tre, Berkeley e Southern Denmark, sono giunti a questa sorprendente conclusione raccogliendo informazioni su una particolare categoria di vecchi italiani, nominati semi-supercentenari italiani. Per essere un semi-super centenario bisogna non aver ancora raggiunto i 110 anni di età, ma aver superato i 105. Il campione preso in esame era formato da 3836 persone nate fra il 1898 e il 1910.

Ebbene, a sorpresa, chi soffia le 105 candeline raggiunge un livello costante del rischio di mortalità. È una inversione della tendenza registrata dalle statistiche per le età precedenti. A 50 anni per esempio il rischio di morire nel corso dell’anno successivo è tre volte superiore a quello di un trentenne. Una volta superati i 60 anni le probabilità di un decesso raddoppiano ogni 8 anni. Per i fortunati che arrivano a festeggiare il secolo di età le possibilità di arrivare al compleanno successivo sono del 60 per cento.  

«I dati studiati, accuratamente documentati – spiega Elisabetta Barbi della Sapienza a capo della ricerca– portano a concludere che la curva di mortalità cresce esponenzialmente fino all’età di 80 anni circa, ma poi decelera fino a raggiungere un plateau, ovvero un andamento costante, dopo i 105 anni».

Ciò significa che una persona di 106 anni ha le stesse probabilità di arrivare a 107 di una di 111 di arrivare a 112. 

«È una prova solida del fatto che se esiste un limite massimo della durata della vita umana - ha dichiarato Kenneth Wachter, esperto di demografia della  University of California di Berkeley e coautore dello studio - non ci siamo ancora avvicinati». 

La scoperta del plateau della mortalità alimenterà ancora di più il già vivace dibattito tra gli scienziati che si occupano di longevità. C’è chi  sostiene che la curva dei rischi di mortalità continui a crescere con l’avanzare degli anni in modo esponenziale e chi invece ritiene che a una più che veneranda età quella curva raggiunga un livello costante (plateau) come è stato osservato in alcuni animali come i moscerini della frutta e i vermi cilindici (nematodi). 

La scoperta del plateau è cruciale per la comprensione dei meccanismi alla base della senescenza e della longevità umana. «Per gli studiosi del campo – conclude Barbi – rappresenta una prima e importante conferma del ruolo giocato dalla sopravvivenza selettiva e fornisce la necessaria chiarezza empirica per il progresso degli studi che riguardano le teorie evolutive sulla senescenza».