Il mal di schiena di JFK. Un nuovo studio ricostruisce il calvario del presidente

La storia

Il mal di schiena di JFK. Un nuovo studio ricostruisce il calvario del presidente

Quattro operazioni e tutte le terapie possibili. Ma ancora oggi il caso Kennedy è oggetto di dispute
redazione

Un incidente durante una partita di calcio nel 1937. È una delle ipotesi sull’origine del calvario faticosamente tenuto lontano dai riflettori del più amato presidente americano, John Fitzgerald Kennedy. 

Dei tanti problemi di salute di cui soffriva, dalle disfunzioni ormonali dovute alla malattia di Addison, alle coliche intestinali, alla depressione, all’insonnia, il dolore cronico alla schiena è senza dubbio il suo male più celebre. Ed è quello più lontano dall’immagine pubblica di uomo giovane ed energico, pronto a dare il benvenuto a una responsabilità senza precedenti: “difendere la libertà nell’ora del massimo pericolo”. 

Non c’è biografo che non ne abbia parlato: la colonna vertebrale di Jfk è stata persino considerata  una causa indiretta della sua morte. Il busto rigido che indossava avrebbe impedito al 35° presidente degli Stati Uniti di piegarsi per schivare il secondo letale proiettile in quel fatidico 22 novembre del 1963. 

La schiena di Kennedy torna ancora una volta d’attualità grazie a uno studio pubblicato sul Journal of Neurosurgery: Spine firmato da due neurochirurghi, Glenn Pait e Justin T. Dowdy, che hanno ricostruito con occhio clinico tutte le tappe della via crucis kennediana fatta di interventi chirurgici, complicanze, nuove operazioni e di tutti i tipi di terapie possibili. 

Passando in rassegna i tanti disperati tentativi compiuti dai medici per alleviare i dolori dell’uomo che reggeva le sorti del mondo, il dubbio sorge legittimo: è stato curato bene? La risposta è “sì”. I due scienziati di oggi promuovono a pieni voti l’operato dei loro colleghi di ieri: «Hanno fatto del loro meglio con le informazioni che avevano a disposizione». 

Dopo avere analizzato tutti i dati della cartella clinica di Kennedy, immagini, referti, prescrizioni, Pait e Dowdy sono pronti a consegnare una loro versione dei fatti sulla malandata schiena di Kennedy: tutto sarebbe iniziato con un incidente durante una partita di calcio nel 1937 quando Jfk era un ventenne studente di Harvard ancora ignaro della carriera politica che lo aspettava. 

Il colpo di grazia è arrivato poi con l’impresa eroica che nel 1943 procurò a Kennedy una medaglia al valore della Marina militare insieme una condanna a vita alla sofferenza: nuotando per 5 ore consecutive nell’oceano che circonda le isole Salomone, Kennedy era riuscito a salvare la vita a un suo compagno caduto in mare dopo l’attacco giapponese alla Pt 109, la nave torpedo su cui prestava servizio durante la guerra. 

L’anno successivo sarà il punto di non ritorno: Kennedy si sottopone al primo dei quattro interventi chirurgici che subirà nell’arco della sua breve vita. Due operazioni per “aggiustare” la colonna, due per riparare alle complicanze dei precedenti interventi. «La chirurgia spinale è tuttora veramente difficile - spiega Dowdy - perché nonostante le moderne tecniche di imaging può essere complicato individuare l’origine del dolore e molte volte l’operazione non elimina la sofferenza».  

Ma la chirurgia non è stata la sola via tentata. Si è provato di tutto: iniezioni locali di antidolorifici e di metanfetamine, ginnastica, massaggi, terapia del calore.«La scoperta più sorprendente durante questa ricerca – afferma Dowdy – è stata l’enorme quantità di dolore che Jfk ha dovuto sopportare durante la sua vita e, francamente, il modo in cui sia riuscito a nascondere così bene al pubblico il suo dolore che le malattie che lo affliggevano».