La mamma ha l’emicrania? Il neonato piange di più

Scherzi del destino

La mamma ha l’emicrania? Il neonato piange di più

Vale solo per le donne: chi soffre di mal di testa rischia di avere figli che soffrono di coliche
redazione

Non c’è pace per le donne che soffrono di emicrania. Quando diventano mamme ci sono alte probabilità che i loro figli piangano più degli altri per colpa delle coliche. È un destino crudele quello descritto dallo studio presentato all’incontro annuale dell’American Headache Society: le donne che per tutta la vita hanno dovuto sopportare forti e ricorrenti cefalee hanno il 50 per cento di probabilità in più di venire tormentate dalle urla dei neonati in preda ai dolori di pancia rispetto alle mamme che non soffrono di mal di testa. Non finisce qui: la probabilità raddoppia se gli episodi di emicrania sono molto frequenti, 15 giorni in un mese.  

I papà con la stessa patologia sono molto più fortunati. Non è infatti stata osservata alcuna associazione tra la loro emicrania e le coliche dei figli. Dall’analisi di circa mille genitori è emerso infatti che la statistica favorisce i maschi:  il 29 per cento dei padri con emicrania ha una prole che soffre di coliche rispetto al 31 per cento dei padri senza emicrania. 

«Le ostetriche - dice Amy Gelfand, direttore del dipartimento di cefalee pediatriche all’University of California, San Francisco (Ucsf) e principale autore dello studio - farebbero bene ad avvisare le donne con una storia di emicrania che avranno maggiori probabilità di avere bambini con coliche e far sapere loro che il periodo delle coliche è limitato nel tempo e che non dipende da loro, ma fa parte di un pacchetto genetico, con bambini più predisposti di altri al pianto».

I ricercatori americani avevano già osservato il legame tra emicranie materne e coliche infantili in un precedente studio che aveva coinvolto 154 donne e bambini. La nuova indagine fornisce conferme su larga scala. Questa volta il campione di circa mille uomini e donne con figli tra le 4 e le 8 settimane è stato reclutato on-line. I genitori hanno risposto a un questionario che conteneva domande sulla loro salute e sulla inclinazione al pianto della prole. I criteri per riconoscere le coliche sono semplici: il neonato piange per almeno 3 ore al giorno per 3 giorni alla settimana. In assenza di una diagnosi, l’emicrania viene individuata ricorrendo ai criteri dell’International Classification of Headache Disorders (Ichd). 

Dall’indagine è emerso in modo evidente il legame tra l’emicrania femminile, ma non maschile, e le coliche: le mamme con emicrania hanno il 50 per cento di probabilità in più di avere figli con coliche rispetto alle altre. Il tipo di emicrania, con aura o senza aura, non fa alcuna differenza.

«Sembra che la condizione dei padri che soffrono di emicrania non valga come elemento predittivo delle coliche infantili — commenta Gelfand -  Dall’altra parte viene confermato il ruolo predittivo dell’ l’emicrania materna. Abbiamo replicato i precedenti risultati, rinforzando la conferma che l’associazione è robusta e reale».

I ricercatori americani hanno osservato da vicino il misterioso fenomeno delle coliche infantili, scoprendo alcuni aspetti finora poco o affatto conosciuti. I neonati che soffrono di coliche sono più sensibili ad alcuni stimoli ambientali come i suoni e gli odori forti. 

«Si pensa - spiega Gelfand - che i bambini che hanno ereditato i geni dell’emicrania siano “programmati” per essere più sensibili agli stimoli».

Inoltre, i ricercatori hanno dimostrato che esiste un nesso tra le coliche infantile e il rischio di soffrire di emicrania da adolescenti. 

È un’indicazione utile per i pediatri: «Se qualcuno visita un neonato con le coliche, tenga presente che quel bambini potrà tornare con sintomi di mal di testa o emicrania tra i 7 e gli 8 anni».  

Resta però ancora irrisolto il principale dilemma di tutti i genitori: come calmare il pianto del bambino? Lo studio, purtroppo, non fornisce una risposta.