Le mamme preistoriche allattavano al seno fino a 4 anni

Evoluzione

Le mamme preistoriche allattavano al seno fino a 4 anni

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Una coppia di Australopithecus afarensis couple, che visse tra 3,9 and 2,9 milioni di anni fa in Africa. La ricostruzione è esposta all'American Museum of Natural History di New York
di redazione

I nostri più antichi antenati, i primi esemplari del genere Homo, allattavano i figli fino a tre quattro anni di età, molto più a lungo di quanto non facessero i loro “parenti” coevi. I piccoli di Paranthropus robustus e Australopithecus africanus, per esempio, nel corso del primo anno di vita cominciavano ad alternare il latte materno ad altri alimenti. Informazioni tanto precise sull’accudimento della prole arrivano dall’analisi di 40 denti fossilizzati appartenuti ad alcuni esemplari dei tre ominidi Homo, Paranthropus robustus e Australopithecus africanus da parte di un team composto da scienziati dell’Università di Bristol (Regno Unito) e di Lyon (Francia). I risultati pubblicati sulla rivista Science Advances dicono molto sulle differenze tra le varie specie: l’allattamento prolungato funzionava da collante sociale, allungava l’intervallo di tempo tra un figlio e il successivo permettendo alla femmina di ridurre i rischi di molteplici gravidanze aumentando le probabilità di sopravvivenza. L’allattamento materno ha inoltre contribuito allo sviluppo cerebrale. 

I ricercatori hanno misurato la percentuale di isotopi di calcio stabili presente sullo smalto dei denti, un parametro indicativo dell’assunzione di latte materno durante l’infanzia. Scoprendo così che le nostre più lontane antenate tenevano i figli attaccati al seno ben oltre il primo anno di vita. 

«Ottenere informazioni sulle differenti abitudini dai fossili che hanno milioni di anni è una sfida e, finora, poche prove hanno consentiti di ricostruire le più antiche pratiche di accudimento. I nostri risultati sottolineano la necessità di ulteriori indagini sulla presenza di isotopi stabili del calcio nei reperti fossili al fine di comprendere la coevoluzione delle pratiche di svezzamento con altri tratti evolutivi quali le dimensioni del cervello o i comportamenti sociali», ha dichiarato Theo Tacail tra gli autori dello studio. 

Le altre specie, Paranthropus robustus e Australopithecus africanus, avevano denti molto più robusti ma quantità di isotopi di calcio di gran lunga inferiori a causa di una dieta differente, meno ricca di latte materno. L’abitudine delle mamme Homo di allattare a lungo la prole ha condizionato indubbiamente l’evoluzione della specie umana.

«La pratica dello svezzamento, la durata dell'allattamento al seno, l'età dell’introduzione di altri alimenti diversi dal latte latte e l'età dell’interruzione dell’allattamento, differisce tra i membri moderni della famiglia degli ominidi che comprende umani e grandi scimmie, orango, gorilla, scimpanzé e bonobo. Lo sviluppo di tali differenze comportamentali probabilmente ha giocato un ruolo chiave nell'evoluzione degli umani, essendo strettamente connesso ad esempio alle dimensioni e alla struttura dei gruppi sociali, allo sviluppo del cervello o alla demografia», ha spiegato in conclusione Tacail. 

Di recente, un altro studio internazionale a cui ha contribuito anche il nostro Paese aveva ricostruito le cure parentali dell’Australopithecus africanus sempre partendo dall’analisi di denti fossili. Dai risultati era emerso che Lucy e le altre allattavano al seno fino a 12 mesi.