Le mappe nel cervello che ci consentono di interpretare le azioni altrui

Nella mente

Le mappe nel cervello che ci consentono di interpretare le azioni altrui

di redazione

Il nostro vicino di scrivania avvicina la mano a una penna. Sarà per prenderla, per buttarla per terra o semplicemente per spostarla? 

Il nostro cervello è in grado di prevederlo e il modo in cui avviene è stato illustrato in uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Pisa in collaborazione con colleghi dell’Università di Modena e Reggio Emilia che si è conquistato la copertina della rivista Human Brain Mapping.

Finora si riteneva che il nostro cervello avesse delle regioni limitate e specifiche per distinguere le diverse classi di azioni, ad esempio i gesti comunicativi - come salutare muovendo una mano – dalle azioni rivolte agli oggetti - come afferrare una tazza.  La rappresentazione dei vari movimenti è in realtà più complessa e impegna diverse aree della corteccia cerebrale tra di loro interconnesse. 

Utilizzando la risonanza magnetica funzionale (fMRI) gli studiosi hanno misurato l’attività cerebrale in un gruppo di individui mentre questi osservavano filmati di diversi tipi di azioni compiute da altri. «Per capire come sono codificate le azioni nel nostro cervello, abbiamo insegnato ad un computer a ‘leggere’ nel cervello dei soggetti mentre osservavano vari filmati di gesti motori»,ha spiegato Emiliano Ricciardi, ricercatore dell’Università di Pisa che ha condotto la ricerca. «Analizzando la risposta dell’intero cervello, il computer è stato capace di discriminare quale azione una persona stesse guardando. In questo modo, siamo in grado di creare delle mappe cerebrali specifiche per ogni gesto motorio e ottenere molte più informazioni sulle sue finalità e modalità di esecuzione».

«Questi studi mostrano che è possibile arrivare a misurare un vero e proprio codice neurale del pensiero. Comprendere l’organizzazione della rappresentazione cerebrale delle azioni ha importanti implicazioni per lo sviluppo di nuove strategie riabilitative in pazienti con lesioni cerebrali», ha aggiunto Pietro Pietrini, direttore dell’Unità operativa di Psicologia clinica dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana. «E se saremo in grado di definire mappe cerebrali più dettagliate e precise, allora potremo sviluppare protesi artificiali o robotiche controllate col pensiero».