Un meccanismo di protezione dall’infiammazione intestinale manda il cervello in depressione

Studio italiano

Un meccanismo di protezione dall’infiammazione intestinale manda il cervello in depressione

Un “cancello” protegge il cervello dalle infiammazioni intestinali. Ma è un’arma a doppio taglio: da una parte garantisce una efficace protezione, dall’altra condanna il cervello all’isolamento con conseguenze sull’equilibrio psichico. 

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Immagine: Kate Williams kmw152, CC0, via Wikimedia Commons
di redazione

Dolori addominali, spasmi, gonfiore, ma anche ansia e depressione. Le malattie infiammatorie intestinali hanno origine nel colon, ed è lì che si fanno sentire in prima battuta, ma affliggono anche il cervello. La stretta relazione tra i due organi oramai non è un mistero per nessuno, ma il meccanismo specifico per cui un’infiammazione intestinale arrivi a compromettere la salute mentale era finora rimasto ignoto.

Ora, uno studio pubblicato su Science ricostruisce l’intero processo.

A condurre la ricerca, un gruppo di ricercatrici di Humanitas University, a Milano. Per dirla in estrema sintesi è come se il cervello andasse in “lockdown” per evitare di essere coinvolto nell’infiammazione intestinale. In risposta all’infiammazione il sistema nervoso centrale si mette al sicuro barricandosi dietro una specie di “cancello” chiuso, che è però un’arma a doppio taglio: da una parte garantisce una efficace protezione, dall’altra condanna il cervello all’isolamento con conseguenze sull’equilibrio psichico. 

Il “cancello” di si cui parla nello studio è il plesso coroideo, una struttura cerebrale che normalmente consente l’ingresso di sostanze nutritive e cellule immunitarie nel cervello, e filtra il liquido cerebrospinale. Non si conosceva finora la sua attività di membrana cerebrale capace di aprirsi e chiudersi all’occorrenza. Gli esperimenti su modelli animali con malattie infiammatorie intestinali hanno messo in luce la capacità del plesso coroideo di funzionare come un “cancello” che protegge e isola allo stesso tempo. 

«A livello del plesso coroideo abbiamo documentato il meccanismo che blocca l’ingresso nel cervello di segnali infiammatori originati nell’intestino e migrati verso altri organi grazie al flusso sanguigno. A tale fenomeno è associato un isolamento del cervello dal resto dell’organismo che è responsabile di alterazioni comportamentali, tra cui l’insorgenza di stati di ansia», spiega Maria Rescigno,  capo del Laboratorio di immunologia delle mucose e microbiota di Humanitas e docente di Patologia Generale di Humanitas University che ha coordinato lo studio. 

Significa che le condizioni del sistema nervoso centrale sono parte della malattia e non solo manifestazioni secondarie. 

«Lo studio dimostra che tale "cancello" si chiude di fronte al pericolo di una forte infiammazione intestinale per impedire il propagarsi dell’infiammazione al cervello», precisa Sara Carloni, microbiologa di Humanitas University. 

Le ricercatrici sono arrivate a questa scoperta a partire dallo studio nei topi delle pareti vascolari delle membrane intestinale e cerebrale, da una prospettiva sia immunologica che infiammatoria.
«La scoperta che una barriera vascolare del plesso coroideo si riorganizzi e si chiuda per bloccare l’ingresso di sostanze tossiche prodotte in seguito a una patologia intestinale è di grande interesse» commenta Simona Lodato, capo del Laboratorio di Neurosviluppo di Humanitas e docente di Istologia ed Embriologia di Humanitas University. 

Fino al 40 per dei pazienti con malattia infiammatoria intestinale presentano anche sintomi psichiatrici come ansia o depressione. Era già noto che l'asse intestino-cervello fosse coinvolto nello sviluppo di questi sintomi, ma non si sapeva ancora cosa accadesse in dettaglio in presenza di un’infiammazione intestinale. 

«Ora abbiamo le prove che la comunicazione intestino-cervello è alla base di una corretta attività cerebrale e questo apre importanti domande su tante altre patologie, in primis su quelle neurodegenerative» conclude Michela Matteoli, docente di Farmacologia di Humanitas University, Direttore dell'Istituto di Neuroscienze del CNR.