Da Mike Tyson a Roger Federer. Ecco perché nello sport chi vince continua a vincere

Il segreto

Da Mike Tyson a Roger Federer. Ecco perché nello sport chi vince continua a vincere

Vittoria chiama vittoria: è evidente soprattutto nella boxe e nel tennis. Chi si aggiudica un round o un set ha più probabilità di trionfare nel successivo. Uno studio sui topi dimostra che un successo sportivo cambia il cervello: i recettori del testosterone diventano più attivi
redazione

Punteggio: 6-3, 6-1, 6-4. Si conclude così l’ultima finale di Wimbledon tra Roger Federer e Marin Cilic, con il primo che vince, rivince e stravince imponendosi di diritto nella storia del tennis. Per quanto il campione svizzero rappresenti un caso più unico che raro, per le tante ragioni bene note agli appassionati delle racchette, lo schema dei risultati di questa e di altre sue partite non stupisce gli esperti di medicina dello sport. 

Che, qui come altrove, ritrovano un meccanismo a loro famigliare: “vittoria chiama vittoria”. 

Il fenomeno è particolarmente evidente nelle competizioni delle due discipline più competitive dello sport: la boxe e il tennis. Chi si aggiudica un round o un set ha più probabilità di trionfare nel successivo.

Ora uno studio pubblicato su Hormones and Behavior dimostra che esiste una spiegazione fisiologica. 

Tutto dipenderebbe dal testosterone, che non a caso aumenta l’aggressività e la competitività. Gli scienziati della Wake Forest University hanno osservato infatti quali sono gli effetti dell’ormone maschile sulle performance dei topi in laboratorio: l’aumentata produzione, precedente e successiva alla gara, aiuta a vincere. 

Matthew Fuxjager, principale autore dello studio, è da dieci anni impegnato a scoprire i segreti dei successi dei campioni sportivi. 

Ed è convinto che i topi abbiano molto da dirci al riguardo. Questa volta, in compagnia  dei colleghi della University of California-Davis e della University of Wisconsin-Madison, si è concentrato sui topi della California (Peromyscus californicus), una specie monogama, attaccata al territorio e con maschi e femmine impegnati entrambi nel ruolo parentale. Il modello giusto, insomma, in cui rispecchiare gli esseri umani. I ricercatori hanno osservato che dopo una vittoria l’aumento di testosterone rende gli animali più aggressivi. È il cosiddetto effetto della vittoria, l’euforia del successo che porta nuovi successi. Un fenomeno noto agli allenatori e agli atleti che ora sanno anche da che dipende. La vittoria rende più attivi i recettori del testosterone nel cervello con un conseguente aumento dell’aggressività. Quel che ci vuole per distruggere, sportivamente parlando, l’avversario nella gara successiva. I ricercatori hanno quindi dimostrato che la competitività non dipende solamente dal livello di testosterone nell’organismo, ma anche da come il cervello lo recepisce. 

Lo studio dice inoltre che la produzione di testosterone può essere favorita da una serie di condizioni, come giocare in casa e realizzare riti preparatori. «Si pensa comunemente che vittoria chiami vittoria -  ha detto Fuxjager - Per cui aumentare quel tipo di esperienza può aumentare le possibilità di vincere. Dal punto di vista degli allenamenti  può voler dire far assaggiare agli atleti il sapore della vittoria. Ho parlato con molti allenatori sportivi nel corso degli anni e tutti si riferiscono a quello che abbiamo osservato sui topi della California».

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