Molto più che un disturbo psicologico. Ci sono anomalie organiche dietro l’isteria

Studio italiano

Molto più che un disturbo psicologico. Ci sono anomalie organiche dietro l’isteria

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Sigmund Freud fondò buona parte delle sue teorie sullo studio dell'isteria fondando il metodo psicoanalitico nel tentativo di comprenderne il meccanismo e di trovarne un trattamento.
di redazione

L’isteria non è un “semplice” disturbo psicologico, ma ha alla sua base alterazioni nei livelli alcuni neurotrasmettitori. 

È quanto hanno scoperto ricercatori del Centro “Aldo Ravelli” dell’Università degli Studi di Milano presso l’ASST Santi Paolo e Carlo in collaborazione con il Dipartimento di Bioingegneria dell’Università degli Studi di Trieste.

Il termine isteria, in realtà, da quasi 40 anni - da quando è stato pubblicata la terza edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali - è uscito dai libri di medicina per essere sostituito da definizioni più scientifiche, per esempio disturbo somatoforme o disturbo dissociativo dell'identità. 

Per molti anni, però, è stato uno dei cavalli di battaglia della psicologia. Sigmund Freud, per esempio, fondò buona parte delle sue teorie sullo studio di questa condizione fondando il metodo psicoanalitico nel tentativo di comprenderne il meccanismo e di trovare un trattamento che resta ad oggi spesso insoddisfacente.

Ha diverse manifestazioni: il disturbo somatoforme (che è un disturbo psichico caratterizzato dalla presenza di sintomi fisici), per esempio, si caratterizza per la presenza di vari disturbi del movimento, come paralisi o perdita di forza di un braccio o di una gamba, disturbi del cammino, tremori, convulsioni. 

Finora si è ritenuto che questi disturbi non avessero una base organica, ma puramente psicologica.

Ed è questa l’ipotesi smentita dai ricercatori milanesi che hanno rilevato una corrispondenza diretta tra aumento del neurotrasmettitore glutammato nelle aree del cervello che appartengono al sistema limbico (coinvolto nella regolazione delle emozioni, dell’umore di alcune alterazioni psicologiche) e la gravità di alcune alterazioni psicologiche in pazienti affetti da disturbo neurologico funzionale (una variante specifica del disturbo somatoforme).

Nel dettaglio, i ricercatori hanno studiato per mezzo della risonanza magnetica spettroscopica del cervello 10 pazienti affetti da disturbo neurologico funzionale (una variante specifica del disturbo somatoforme) confrontandoli con un gruppo di 10 persone senza disturbo di pari età. Grazie alla risonanza magnetica spettroscopica, che consente di misurare in modo non invasivo la composizione chimica di specifiche aree del cervello, è emerso che il contenuto di glutammato è molto aumentato nelle aree del cervello che appartengono al sistema limbico coinvolto nella regolazione delle emozioni, dell’umore, del comportamento e del sistema nervoso autonomo.  L’incremento del glutammato limbico è proporzionale alla gravità di alcune alterazioni psicologiche misurate in questi pazienti.

«Lo studio è di grande importanza per diversi motivi. In primo luogo individua un marcatore organico di questa condizione misurabile in modo non invasivo che potrà avere importanza diagnostica. Poi, per la prima volta, sappiamo quale è l’alterazione chimica alla base del problema così da pensare nuovi trattamenti mirati al glutammato limbico», ha commentato Orsola Gambini, uno degli autori dello studio e direttrice della Clinica Psichiatrica dell’Ospedale San Paolo – Polo Universitario dell’Università Statale di Milano.