In una mutazione genetica la chiave per regolare il sistema immunitario

La scoperta

In una mutazione genetica la chiave per regolare il sistema immunitario

Nelle malattie autoimmuni andrebbe tenuto a freno, nel cancro andrebbe stimolato. Regolare il sistema immunitario a seconda delle circostanze è l’obiettivo dei ricercatori della Mc Gill University che sono convinti di stare sulla strada giusta: tutto ruota intorno alla mutazione del gene FoxP3
redazione

Gli scienziati la chiamano “tolleranza immunologica”. È un meccanismo presente quando il sistema immunitario fa bene il suo lavoro: aggredire gli agenti patogeni ma non i tessuti sani dell’organismo. Quando qualcosa va storto, il sistema immunitario perde la sua “tolleranza” e “dichiara guerra” al nemico sbagliato. Le conseguenze sono serie, dalle malattie autoimmuni, alle infiammazioni croniche come artriti, malattia di Crohn, asma, allergie. Ora un gruppo di ricercatori della Mc Gill University ha scoperto il modo per mantenere alta la tolleranza immunologica. 

La “buona condotta” del sistema immunitario dipende in gran parte dalle cellule T regolatorie (Treg), capaci di impedire alle cellule immunitarie di rivolgersi contro i tessuti dell’organismo tanto quanto di spronarle a combattere gli elementi patogeni. Si tratta, quindi, di capire come “incoraggiare” le cellule Treg a svolgere la loro preziosa funzione, con efficacia e con costanza. 

La chiave di volta è stata trovata in una rara mutazione nel gene FoxP3. 

«Abbiamo scoperto che una mutazione nel gene FoxP3 influenza la capacità delle cellule T regolatorie di attenuare la risposta immunitaria eccessiva all’origine dell’infiammazione - spiega Ciriaco Piccirillo principale autore dello studio - Questa scoperta fornisce informazioni chiave su come nascono e vengono regolate le cellule Treg». 

Ai ricercatori sono bastate poche gocce di sangue per arrivare all’importante scoperta. Il team di scienziati era infatti impegnato a studiare una rara mutazione genetica del gene FoxP3 responsabile di una fatale malattia autoimmune congenita chiamata Ipex (disfunzione del sistema immunitario, poliendocrinopatia ed enteropatia legata al cromosoma X). Nel campione di sangue prelevato a un neonato di cinque settimane, morto a causa della sindrome Ipex, era racchiusa la preziosa informazione: in questo unico caso le cellule Treg del paziente erano perfettamente in grado di svolgere tutte le loro funzioni tranne una, ovvero interrompere la risposta immunitaria. 

«Lo studio di questa specifica mutazione - dice  Khalid Bin Dhuban che ha partecipato alla ricerca di laboratorio - ci ha permesso di scoprire che molte forme più leggere di malattie infiammatorie croniche o di patologie autoimmuni potrebbero essere associate ad alterazioni delle funzioni del FoxP3». La mutazione del gene FoxP3 funziona quindi come una leva che manovra le Treg, una sorta di freno o acceleratore del sistema immunitario.  È possibile quindi immaginare di poterla muovere in direzioni opposte, per accelerare o frenare l’azione del sistema immunitario a seconda delle circostanze. Nel caso delle malattie autoimmuni bisognerebbe fare così:   aumentare l’azione delle Treg per frenare l’eccessivo lavoro del sistema immunitario. Nel caso del cancro si dovrebbe seguire il percorso inverso: ridurre l’azione delle Treg per spingere il sistema immunitario a fare ancora di più. 

Piccirillo e i colleghi hanno già sviluppato una molecola che potrebbe ripristinare il corretto funzionamento delle Treg, mantenendole capaci di controllare il sistema immunitario nei pazienti con la stessa rara mutazione. Il farmaco, finora testato sugli animali, potrebbe essere impiegato anche per il trattamento di malattie in cui le cellule Treg sono difettose come l’artrite, il diabete 1, la sclerosi multipla o il lupus. 

«Attualmente dobbiamo spegnere l’intero sistema immunitario ricorrendo a terapie aggressive con immunosoppressori - dice Piccirillo - Il nostro obiettivo è quello di aumentare l’attività delle Treg in alcuni gruppi di pazienti, come quelli con malattie autoimmuni, ma vogliamo invece ridurla in altri casi come nel cancro. Con questa scoperta abbiamo fatto un passo avanti nella giusta direzione». Lo studio è stato pubblicato su Science Immunology. 

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