Il Neanderthal che è in noi influenza il nostro sistema immunitario

Lo studio

Il Neanderthal che è in noi influenza il nostro sistema immunitario

Geni ereditati dagli ominidi del paleolitico correlati alla suscettibilità verso alcune malattie
redazione

Il Neandertal che è in noi condiziona la nostra altezza e il nostro sistema immunitario. Secondo una ricerca dell'University of Washington a Seattle, pubblicata su Cell, le sequenze di Dna ereditate dall’Homo neanderthalensis non sono fossili inerti conservati come rami secchi nel patrimonio genetico dei Sapiens, ma ospiti attivi nel nostro organismo, in grado di influenzare tanto le caratteristiche somatiche quanto  la suscettibilità verso alcune malattie come la schizofrenia o il lupus.  

«Ancora oggi, a distanza di 50 mila anni dagli ultimi incroci tra umani e Neandarthal, possiamo osservare impatti quantificabili sull’espressione genica - afferma il genetista Joshua Akey dell’ University of Washington School of Medicine, a capo dello studio - E queste variazioni nell’espressione genica contribuiscono alle variazioni fenotipiche umane e alla suscettibilità alle malattie».

Non è la prima volta che i geni dei Neanderthal vengono chiamati in causa quando si parla di tratti fisici e disturbi tipicamente umani. Precedenti studi avevano individuato una correlazione tra i geni degli ominidi del paleolitico e il metabolismo dei grassi, la depressione o le malattie autoimmuni nell’Homo sapiens.  Ma era sfuggito fino a oggi il meccanismo all’origine di questa curiosa “ingerenza” del passato sul presente. Mentre infatti il Dna può essere estratto dai fossili ed analizzato, l’Rna non può essere sottoposto alla stessa procedura. Mancava quindi agli scienziati un’informazione preziosa: non potevano sapere esattamente se i geni dei Neanderthal funzionavano in maniera diversa rispetto alla controparte umana. 

Per andare più a fondo e ricavare maggiori dettagli sull’influenza neandertaliana e sulle somiglianze tra cugini separati dall’evoluzione, i  ricercatori si sono messi alla ricerca di persone che possedessero sia la versione umana che quella Neanderthal di un certo gene, ognuna ereditata da un genitore. Per la loro inedita caccia all’uomo si sono serviti  del database del progetto Genotype-Tissue Expression (GTEx). Per ognuno dei geni in questione, i ricercatori hanno poi confrontato l'espressione dei due alleli in 52 diversi tessuti.

Da questa indagine è emersa, nel 25 per cento circa dei casi analizzati, una differenza nell’espressione tra l’allele Neanderthal e quello umano. 

L'espressione degli alleli neanderthaliani tendeva a essere particolarmente bassa nel cervello e nei testicoli. E il fatto suggerisce che questi tessuti abbiano avuto una evoluzione più rapida da quando, circa 700 mila anni fa, le due specie hanno cominciato a prendere strade evolutive diverse.  «Possiamo dedurre - dice Akey -  che le maggiori differenze nella regolazione genica tra umani e i Neanderthal si trovino nel cervello e nei testicoli».

Nello studio viene citato un esempio specifico dell’influenza neandertaliana. Si tratta dell’allele di un gene chiamato Adamtsl3, capace di ridurre il rischio di schizofrenia, ma anche di influenzare l’altezza. 

Usando la stessa tecnica impiegata in questo studio, i ricercatori vogliono proseguire l’indagine alla ricerca di altri retaggi del passato presenti nell’organismo dell’Homo spaiens. La prossima specie oggetto delle loro attenzioni sarà l’ Homo di Denisova, ominide vissuto tra i 70 mila e i 40 mila anni fa che ha avuto possibilità di incrociarsi con l’uomo moderno.