Nei microbi dell’intestino il segreto per invecchiare in salute

Microbiota

Nei microbi dell’intestino il segreto per invecchiare in salute

Dai dati di 420mila persone è emersa una forte associazione tra la composizione del microbioma intestinale e alcune condizioni di salute. Non c’ancora la prova di un legame di causalità. Ma sembra che 11 batteri possano favorire 28 patologie, tra cui ipertensione, allergie e malattie polmonari

di redazione

I batteri del genere Ruminococcus sono associati a un maggior rischio di pressione alta, i metanobatteri sono indicativi di un consumo elevato di alcol. Sono solo alcuni esempi del legame tra i microrganismi presenti nel nostro tratto digestivo e alcuni aspetti della nostra salute individuati da uno studio dell’University Medical Centre Groningen nei Paesi Bassi che per la prima volta, grazie alla metodica utilizzata, ha potuto contare su una notevole quantità di dati.  I ricercatori infatti sono riusciti ad avere informazioni sulla composizione del microbiota di più di 420mila individui dall’età media di 54 anni senza dover condurre analisi di laboratorio, ma indirettamente servendosi dei loro dati genetici. 

«Ricerche precedenti avevano dimostrato che la composizione del microbioma intestinale umano potrebbe essere parzialmente associata a varianti genetiche. Quindi, invece di misurare direttamente la composizione del microbioma, abbiamo utilizzato alterazioni genetiche per stimarne la composizione», ha spiegato Hilde Groot, a capo dello studio. Si è riusciti così a tracciare una mappa dettagliata dell’ associazione tra microbi ospitati nel nostro intestino e malattie o condizioni di salute. 

«ll nostro studio suggerisce che il microbiota potrebbe avere un ruolo importante nel mantenimento della salute e potrebbe aiutarci a sviluppare nuovi trattamenti» ha dichiarato Groot. 

Dalla ricostruzione è emerso che livelli elevati di 11 tipi di batteri sono associati a 28 condizioni di salute. Tra queste compaiono la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), l'atopia (una tendenza genetica a sviluppare malattie allergiche come l'asma e l'eczema), il consumo di alcol, l'ipertensione, i livelli di lipidi nel sangue e l’indice di massa corporea. Elevati livelli di batteri del genere Ruminococcus sono per esempio associati a un maggior rischio di soffrire di pressione alta.

Mentre la presenza di alcuni microrganismi come i metanobatteri sono indicativi di un eccessivo consumo di alcol. 

«Quel che mangiamo e beviamo è associato alla composizione del microbioma, quindi abbiamo studiato le associazioni con la carne, con la caffeina e con gli alcolici. Abbiamo osservato una relazione tra livelli elevati di Methanobacterium e consumo frequente di alcol», spiegano i ricercatori. 

Il legame tra il microbioma intestinale e la salute generale dell’organismo non è una novità. Ma il metodo di indagine utilizzato in questo studio, ossia l’analisi indiretta del microbioma, ha consentito di confermare che la relazione tra microbi del tratto digestivo e malattie esiste a livello di popolazione, data l’ampiezza del campione coinvolto. 

Con questa mole di dati alla mano, i ricercatori potranno ora proseguire le indagini cercando di scoprire se esiste un legame di causa ed effetto nelle associazioni individuate. Una questione cruciale per le potenziali conseguenze. 

Se venisse dimostrato infatti che alcuni batteri favoriscono l’insorgere di specifiche patologie, si potrebbe pensare di modificare la composizione del microbiota come prevenzione o terapia delle malattie in questione.