Neonati prematuri: subito il contatto pelle a pelle con la mamma

Anticipare è meglio

Neonati prematuri: subito il contatto pelle a pelle con la mamma

Non c’è bisogno di aspettare che il bambino si stabilizzi. Anche in caso di forte sottopeso è meglio iniziare subito dopo il parto la “terapia del canguro”, il contatto pelle a pelle con la mamma. Così la mortalità neonatale si riduce del 25%. Lo studio sul NEJM

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Immagine: User Jeremykemp on en.wikipedia, Public domain, via Wikimedia Commons
di redazione

La pelle del neonato a contatto stretto con quella della mamma, da subito, dai primi istanti di vita e ininterrottamente. È la cosiddetta “terapia del canguro” che può salvare la vita ai bambini nati pre-termine. Ed è talmente efficace che un nuovo studio appena pubblicato sul New England Journal of Medicine suggerisce di adottarla anche nei bambini particolarmente sottopeso (meno di 2 chili) prima che vengano stabilizzati nelle incubatrici. Così facendo si riduce la mortalità del 25 per cento. L’indicazione è nuova. Finora infatti, secondo le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la "Kangaroo Mother Care" (KMC), poteva essere cominciata solo dopo essersi accertati che il bambino fosse stabile. Ma un neonato che alla nascita pesa meno di 2 chili può impiegare diversi giorni prima di poter essere considerato idoneo a ricevere le cure materne basate sul contatto fisico. 

«L’idea di iniziare il contatto pelle a pelle immediatamente dopo il parto nei bambini molto piccoli e instabili ha incontrato una resistenza piuttosto forte, ma circa il 75 per cento dei decessi si verifica prima che il bambino sia stato giudicato sufficientemente stabile», afferma Nils Bergman, del Karolinska Institutet in Svezia, tra gli autori dello studio. 

La nuova ricerca, guidata dall’Oms e finanziata dalla Fondazione Bill & Melinda Gates, è stata condotta su più di 3mila neonati in cinque Paesi a basso e medio reddito,  Ghana, India, Malawi, Nigeria and Tanzania, dove la mortalità neonatale tra i bambini nati fortemente sottopeso (tra 1 to 1,8 kg) si aggira tra il 20 e il 30 per cento. 

I bambini sono stati suddivisi in due gruppi in maniera casuale, uno trattato con la terapia del canguro e l’altro assegnato al percorso tradizionale con i bambini tenuti nelle unità di terapia intensiva e consegnati alle mamme solo per l’allattamento. 

Durante le prime 72 ore di vita i bambini delle “mamme canguro”  sono stati in media 17 ore a contatto con la pelle delle mamme mentre gli altri appena 1,5 ore. Nel primo gruppo durante i primi 28 giorni di vita dei bambini c’è stato un tasso di mortalità del 12 per cento in confronto al 15,7 per cento del gruppo di controllo che corrisponde a una riduzione del 25 per cento. 

«Il messaggio principale è che i neonati sottopeso dovrebbero ricevere il contatto pelle a pelle immediatamente dopo la nascita e successivamente in un'unità di assistenza dedicata alle coppie madre-figlio, dove madri e bambini vengono assistiti insieme senza dover essere separati.  I nostri risultati suggeriscono che questo modello di assistenza, che di per sé non richiede costi aggiuntivi, potrebbe avere effetti significativi sulla salute», afferma Björn Westrup, consulente e ricercatrice presso il Dipartimento per la salute delle donne e dei bambini del Karolinska Institutet e co-autore dello studio. 

Secondo le stime dei ricercatori, questo intervento a costo zero potrebbe salvare 150mila neonati sottopeso ogni anno. Alla luce dei risultati dello studio, l’Oms ha annunciato di voler aggiornare le attuali raccomandazioni pubblicate nel 2015, indicando di iniziare la terapia del canguro subito dopo il parto anche quando i neonati pesano meno di 2 chili. 

«Tenere insieme madre e bambino fin dalla nascita, senza alcuna separazione, rivoluzionerà il modo in cui viene utilizzata la terapia intensiva neonatale per i bambini nati prematuramente o piccoli. Questo studio dimostra che la terapia della madre-canguro può salvare molte più vite se viene avviata immediatamente dopo la nascita, una scoperta con rilevanza per i Paesi di tutti i livelli di reddito», commenta Rajiv Bahl, responsabile della ricerca e sviluppo sulla salute materna e neonatale presso l'OMS e coordinatore dello studio.