No, le donne non sono più umorali degli uomini e non sono in balia degli ormoni

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No, le donne non sono più umorali degli uomini e non sono in balia degli ormoni

Dolcemente complicate, forse, ma non umorali, non emotivamente instabili, non altalenanti nelle emozioni. Non più degli uomini, per lo meno. Le donne vengono finalmente liberate dalla stereotipo dello stato d’animo influenzato dagli ormoni. Ci hanno pensato tre scienziati su Scientific Reports

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Immagine: keith ellwood from Valencia Spain, Spain, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

Isteriche. È lo stereotipo avvallato dall’etimologia che racchiude tutti gli altri dello stesso tipo: le donne sono umorali, nervose, irritabili, emotive più degli uomini e la colpa è dell’utero, delle ovaie e degli ormoni che agiscono da quelle parti. Finalmente, meglio tardi che mai, arriva la smentita della scienza: l’umore delle donne non è in balia degli ormoni e non è più mutevole e altalenante di quello degli uomini. È la livella che le campagne per la parità di genere attendevano da tempo. 

Su Scientific Reports tre scienziati dell’Università del Michigan (due donne e un uomo), un po’ in sordina, senza troppa enfasi, come si addice al contesto, segnano infatti una svolta epocale nella guerra dei sessi smontando uno dei luoghi comuni più antichi e duri a morire. Il titolo dello studio è fatto per essere credibile, non è perentorio, non è esagerato: “Little evidence for sex or ovarian hormone influences on affective variability”. 

Il messaggio è chiaro: smettiamola con la storia degli sbalzi d’umore appannaggio esclusivo delle donne vittime inermi delle fluttuazioni ormonali. Ma viene detto alla maniera degli scienziati che sanno bene che in presenza di “little evidence”, prove scarse e poco convincenti, la tesi, qualunque essa sia, cade inevitabilmente perché non ha un fondamento scientifico solido, esce immediatamente dalle accademie e prima o poi comincia a vacillare anche nella società. 

I ricercatori hanno seguito 142 persone, uomini e donne tra i 18 e i 34 anni di età, per 75 giorni monitorandone l’umore e le emozioni con test specifici alla fine di ogni giornata. Il campione era formato da 30 uomini, 28 donne con un ciclo naturale che non assumevano ormoni e 84 donne che assumevano contraccettivi orali. I test servivano per valutare tre parametri psicologici: la volatilità  emotiva (le oscillazioni nei sentimenti), l’inerzia emotiva, ossia la tendenza a persistere in uno stato d’animo anche quando le condizioni esterne sono cambiate, la ciclicità delle emozioni, ovvero il ripetersi periodico di alcuni stati emotivi. Ebbene, sorpresa: maschi e femmine si comportano allo stesso modo, entrambi sperimentano gli alti e i bassi dell’umore, entrambi passano con la stessa frequenza da emozioni positive a emozioni negative e viceversa. Inoltre, non sono emerse differenze significative tra le donne che non prendevano ormoni e quelle che prendevano la pillola. Il che suggerisce che l’effetto degli ormoni sull’umore è stato finora sopravvalutato, un mito da sfatare anche per il bene della scienza. 

Il cliché della donna uterina e quindi l’idea che gli ormoni influenzino in maniera determinante gli aspetti psichici ed emotivi delle donne ha portato finora a escludere le persone di sesso femminile da molte ricerche di natura sociale, neurologica, psicologica, psichiatrica ecc… 

Gli autori del nuovo studio vengono a dirci, sempre con lo stesso tono pacato che ancora una volta stona un po’ con la portata rivoluzionaria dell’affermazione, che per decenni e decenni questo assunto è stato privo di alcun fondamento scientifico. 

«Se le influenze degli ormoni ovarici sulla variazione delle emozioni fossero così evidenti nella vita quotidiana delle donne, abbastanza da escludere le donne dalla partecipazione alla ricerca scientifica, per esempio, allora ci si aspetterebbe che le donne mostrino chiare differenze nella variazione complessiva delle emozioni rispetto agli uomini o dalle altre donne in base ai profili ormonali. Questo studio, tuttavia, non sostiene tali conclusioni», dicono in conclusione i ricercatori.