Una nuova classe di farmaci che dà una spinta all’immunoterapia

Lo studio

Una nuova classe di farmaci che dà una spinta all’immunoterapia

L’immunoterapia basata sugli inibitori di checkpoint ha permesso grandi progressi nella lotta al cancro. Ma non tutti i pazienti rispondono a queste terapie. Gli inibitori di PRMT5 in combinazione con l’immunoterapia trasformano i tumori resistenti in tumori sensibili ai farmaci immuno-oncologici

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Immagine: Rama / CC BY-SA 2.0 FR (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0/fr/deed.en)
di redazione

La lotta al cancro fa un altro passo in avanti.

Una ricerca pubblicata Science Translational Medicine descrive le potenzialità terapeutiche di quella che potrebbe diventare una nuova classe di farmaci oncologici capace di restituire efficacia ai farmaci immunoterapici nei casi in cui questi non funzionano. Si chiamano inibitori di PRMT5; il nome deriva dal fatto che inibiscono la proteina arginina N-metiltransferasi 5. Nei primi test si sono dimostrati efficaci in pazienti con melanoma avanzato che non rispondevano alla “tradizionale” immunoterapia con gli inibitori di checkpoint immunitari. 

Le terapie immuno-oncologiche hanno rivoluzionato le cure di alcuni tipi di tumore. Nel caso del melanoma avanzato, per esempio, i farmaci che sbloccano il sistema immunitario rimuovendone i “freni” (gli inibitori di checkpoint) hanno regalato ai pazienti anni di vita in più, invece che mesi. 

Il problema è che l’immunoterapia funziona solo in una parte dei pazienti (circa il 40 per cento).

Per tutti gli altri si sta cercando da tempo una soluzione alternativa. Ora i ricercatori del Sanford Burnham Prebys Medical Discovery Institute sembrano trovarsi sulla strada giusta. 

Il primo passo è stato quello di distinguere i tumori che rispondono all’immunoterapia da quelli che non rispondono. I primi sono stati nominati “tumori caldi”, i secondi “tumori freddi”. L’obiettivo che i ricercatori si sono prefissati è facilmente intuibile: trasformare i tumori freddi in caldi. 

Da una serie di esperimenti sui topi è emerso che la trasformazione si ottiene combinando i nuovi farmaci, gli inibitori di PRMT5, con i “vecchi” immunoterapici, inibitori di checkpoint come PD-1. 

L’accoppiamento delle due terapie induce i tumori “freddi” a diventare “caldi”. 

I topi che normalmente non rispondevano alla terapia PD-1 sono sopravvissuti più a lungo e hanno sviluppato tumori più piccoli dopo aver ricevuto anche l'inibitore del PRMT5.  Gli scienziati hanno attribuito questo successo alla maggiore capacità del sistema immunitario di attaccare il tumore. 

Si è scoperto infatti che la proteina PRMT5 aiuta i tumori a sfuggire agli attacchi delle cellule immunitarie silenziando due canali di segnalazione cruciali per indurre la risposta immunitaria. Il primo consiste nella cosiddetta “presentazione dell’antigene” (la mossa che scatena l’azione delle cellule immunitarie) e il secondo controlla la produzione di citochine e l’immunità innata. 

Inibendo la proteina PRMT5 i tumori che erano riusciti a nascondersi dal sistema immunitario, quelli cioè che non rispondono alla terapia del checkpoint immunitario, tornano visibili e sensibili all’attacco delle difese immunitarie.

«Il nostro studio rivela che la proteina PRMT5 consente ai tumori di nascondersi dal sistema immunitario controllando due vie di segnalazione immunitaria. Abbiamo scoperto che l'inibizione di PRMT5 aumenta sia l’esposizione dell'antigene sia l'attivazione dell'immunità innata, prerequisiti per un'efficace terapia del checkpoint immunitario. Siamo ottimisti sul fatto che questa ricerca porterà a una svolta a breve termine, tanto necessaria per le persone con tumori che non rispondono alla terapia con inibitori di checkpoint», ha dichiarato Ze'ev Ronai, Ph.D., autore senior dello studio.