Una nuova conferma: la pandemia è nata nel mercato di Whuan e non in laboratorio

L’ipotesi

Una nuova conferma: la pandemia è nata nel mercato di Whuan e non in laboratorio

Tre studi concordano nel ritenere altamente probabile che la pandemia sia stata causata da un salto di specie avvenuto nel mercato ittico di Huanan a Whuan. L’animale che ha trasmesso il virus potrebbe essere un cane-procione. Ma la pistola fumante nn c’è e forse non ci sarà mai

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deror_avi, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

Muso da volpe, corpo da procione. Il nittereute, nome scientifico Nyctereutes procyonoides, chiamato anche cane-procione, se ne sta accucciato in una gabbia di metallo poco più grande di lui poggiata a terra in un angolo del mercato di Huanan a Whuan, capoluogo della provincia del Hubei in Cina.  È l’ottobre del 2014. Eddie Holmes, un virologo dell’Università di Sidney, passa di là, fotografa il mammifero in vendita e si assicura, senza saperlo, una prova, o quanto meno un indizio molto convincente, dell’origine della pandemia di Covid-19. A quell’epoca Sars-Cov-2 era di là da venire, ma agli occhi di uno scienziato esperto di spillover, impegnato da anni a studiare il meccanismo con cui avviene il salto di specie, la presenza di animali selvatici in un mercato alimentare non prometteva nulla di buono e andava immortalata.

Oggi quella foto premonitrice è pubblicata in uno dei tre studi (in due dei quali Holmes è coautore) appena usciti che individuano nel mercato di Whuan l’epicentro della pandemia. Sorprendentemente cinque campioni di coronavirus analizzati in uno degli studi e risalenti a dicembre 2019 provengono proprio dallo stesso banco del mercato fotografato da Holmes cinque anni prima.

Il procione potrebbe essere stato l’animale ospite del nuovo coronavirus passato a qualche cliente o venditore del mercato. Ma non ci sono prove certe, e forse non ce ne saranno mai. Bisognerà probabilmente accontentarsi di un’ipotesi altamente probabile. 

Secondo gli autori del secondo dei tre studi, che, va specificato, sono tutti in versione pre-print non ancora sottoposti a peer review, ci sarebbero stati due differenti salti di specie responsabili della trasmissione all’uomo di due differenti lignaggi di Sars-Cov-2, denominati “A” e “B”, con il secondo che poi ha preso il sopravvento rispetto al primo. 

L’ipotesi più probabile

La pista del mercato come origine della pandemia è la più convincente anche per gli scienziati cinesi del Center for Disease Control and Prevention (CDC) di Pechino, autori del terzo studio, che hanno individuato molti campioni di Sars-Cov-2 nelle acque reflue del mercato ittico. Del resto, già dopo i primi casi del dicembre 2019, quando si parlava ancora di una sconosciuta “polmonite cinese”, il mercato di Huanan era stato riconosciuto come un pericoloso focolaio: circa 30 dei primi 41 casi infetti erano legati a quei luoghi.  Il 1° gennaio del 2020 il mercato ittico di Whuan veniva chiuso. 

Oggi i tre studi appena usciti sembrerebbero confermare i sospetti iniziali sull’origine della pandemia ed escludere la fuga del virus dai laboratori dell’Istituto di virologia di Whuan. Tutte e tre le ricerche  si basano sulle analisi genetiche dei campioni raccolti all’interno del mercato e dalle persone infette tra dicembre 2019 e gennaio 2020 e sui dati della geolocalizzazione che ricostruiscono gli spostamenti dei primi casi di Covid-19. I risultati combinati, se confermati, porterebbero dritti alle zone del mercato dove venivano venduti animali vivi, procioni in particolare. 

Kristian Andersen, virologo del Scripps Research Institute di La Jolla, California, e co-autore di due dei tre studi, è convinto dell’origine animale del virus, anche perché ci sono i precedenti recenti delle epidemie di Sars e Mers attribuite a un salto di specie, e abbraccia l’ipotesi del procione come responsabile dello spillover dato che studi precedenti avevano dimostrato che questi animali si possono infettare con diverse specie di coronavirus. 

Quale animale ha trasmesso il virus?

Secondo uno degli studi appena pubblicati la zona sud-ovest del mercato, quella in cui venivano venduti animali vivi, è molto probabilmente l’epicentro della pandemia. I ricercatori sono giunti a questa conclusione analizzando le informazioni sui primi casi di Covid-19 in Cina raccolte da diverse fonti, i rapporti dell’Oms, i giornali, le registrazioni audio e video dei medici e dei pazienti. Da questa analisi sono emersi 156 casi risalenti a dicembre 2019 tutti riconducibili alla zona ristretta del mercato. Nei mesi successivi gradualmente i contagi si spostano in altre aree della città. 

Andersen e i suoi colleghi ritengono altamente probabile che il mercato sia stato teatro di due differenti salti di specie che abbiano dato origine a due lignaggi geneticamente diversi, quello A e quello B. Dato che il lignaggio B era diventato prevalente nel gennaio 2020, gli autori suggeriscono che questa versione del virus sia passata agli esseri umani prima dell’altra.  

Andersen ipotizza che i cani procione si siano infettati in una fattoria e che poi siano stati venduti  al mercato di Wuhan a novembre o dicembre 2019 e che da lì virus sia passato a qualche venditore o acquirente. Questo passaggio potrebbe essere avvenuto almeno due volte a distanza di poco tempo l’una dall’altra.  

Cade la pista del laboratorio

Oggi il mercato di Huanan è l’ipotesi più plausibile anche per Michael Worobey, virologo dell'Università dell'Arizona, a Tucson, e coautore di due studi dei tre studi usciti in questi giorni, che lo scorso maggio aveva firmato su Science un appello alla comunità scientifica affinché tenesse in piedi la pista della fuga del virus dal laboratorio dell’Istituto di Virologia di Whuan. Munster ora sostiene invece che tutte le prove portano al mercato, ma afferma di non essere completamente convinto dei due eventi di spillover: in alternativa, il virus potrebbe essersi evoluto da un lignaggio all'altro all'interno di una persona immunocompromessa. 

Alcuni scienziati però, come viene specificato da Nature, sostenengono che i risultati di questi studi non escludono del tutto altre ipotesi sul “ground zero” della pandemia. Potrebbe darsi che il mercato abbia contribuito in maniera sostanziale alla diffusione del virus, senza necessariamente essere il punto da cui tutto è partito. 

Neanche il rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità pubblicato lo scorso marzo non dava certezze, limitandosi a descrivere una serie di scenari possibili, alcuni più probabili di altri. Anche in quel caso il mercato ittico era una delle ipotesi più consistenti, ma non l’unica. 

Lo stesso Holmes, l’autore della foto del 2014, teme che la pistola fumante capace di chiudere definitivamente l’indagine sull’origine della pandemia non arriverà mai. Si aspettano ancora, per esempio, le analisi promesse dai funzionari cinesi sui campioni di sangue dei pazienti del 2019, conservati presso il Wuhan Blood Center. Non si sa neanche se quello studio sia mai stato effettuato. 

«Quanto abbiamo, è il meglio che si possa ottenere. Quello su cui dovremmo concentrarci ora è cercare di impedire che questi eventi si ripetano», conclude Holmes.