Una nuova strategia di attacco per il glioblastoma: mettere in black-out le staminali del tumore

La strategia

Una nuova strategia di attacco per il glioblastoma: mettere in black-out le staminali del tumore

Individuato il gene che rifornisce di energia le staminali del tumore che rendono il glioblastoma praticamente inattaccabile. Sopprimendolo aumenta la risposta alla radioterapia e aumenta la sopravvivenza. Gli esperimenti sui topi sono promettenti

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Immagine: US Air Force from USA / Public domain
di redazione

Un punto debole deve pur averlo. È la speranza e il pensiero fisso dei ricercatori impegnati a trovare la strategia giusta per combattere il glioblastoma, il tumore del cervello più diffuso e più aggressivo negli adulti, capace di resistere a interventi chirurgici, chemioterapia e radioterapia. Qual è il suo tallone d’Achille? Un gruppo di ricercatori della McGill University potrebbe averne finalmente individuato uno. Il condizionale è d’obbligo dato che lo studio è stato condotto su animali e i risultati, per quanto promettenti, vanno interpretati con le dovute cautele. 

Gli scienziati hanno scoperto che la soppressione di un gene che controlla la produzione di energia nelle cellule staminali del cancro riduce la resistenza del tumore rendendolo più vulnerabile alla radioterapia. Il gene in questione si chiama OSMR e l’idea di farne un bersaglio terapeutico si è rivelata vincente negli esperimenti sui topi. Mettendo fuori uso il gene OSMR si sono ottenuti significativi miglioramenti nella risposta alla terapia, tanto che la sopravvivenza degli animali è aumenta notevolmente. 

«Per migliorare la risposta del paziente al trattamento del glioblastoma, dobbiamo trovare nuove vulnerabilità nelle cellule staminali del cancro e superare la loro resistenza alla terapia», hanno spiegato i ricercatori.

Una delle ragioni per cui il glioblastoma è così difficile da attaccare risiede nel particolare tipo di cellule staminali del cancro. Sono loro l’osso duro che vanifica gli sforzi terapeutici. Se restassero senza energia non potrebbero entrare in azione rovinando i piani di attacco al tumore. Ecco allora l’idea degli scienziati: staccare la spina e imporre alle staminali un paralizzante black-out. Una volta riconosciuto che il gene OSMR funziona da interruttore che fornisce energia, al resto ci ha pensato la logica: la soluzione è spegnere l’interruttore. 

Il gene OSMR infatti contribuisce a rafforzare la resistenza delle cellule staminali tumorali alla terapia rafforzando i mitocondri, che sono la centrale elettrica della produzione di energia cellulare.

«Per migliorare la risposta del paziente al trattamento del glioblastoma, dobbiamo trovare nuovi punti deboli nelle cellule staminali del cancro e superare la loro resistenza alla terapia. Sopprimendo il gene OSMR, siamo stati in grado di fermare la produzione di energia nelle cellule staminali del cancro, essenzialmente facendole morire di fame», afferma Arezu Jahani-Asl, assistente professore di medicina presso la McGill University, principale autore dello studio. 

I risultati dello studio suggeriscono che prendere di mira il gene OSMR, in combinazione con la radioterapia, possa aprire la strada a trattamenti più efficaci per il glioblastoma. Il prossimo passo sarà avviare una sperimentazione clinica per verificare se la strategia del black-out funziona anche sugli esseri umani. 

Lo studio è stato pubblicato su Nature Communications.