Nuovi biomarcatori della demenza nel sangue. Individuano le persone a rischio 5 anni prima della comparsa dei sintomi

Lo studio

Nuovi biomarcatori della demenza nel sangue. Individuano le persone a rischio 5 anni prima della comparsa dei sintomi

I microRna potrebbero funzionare come biomarcatori ma anche diventare target terapeutici. Elevati livelli nel sangue indicano un alto rischio di sviluppare demenza nei 5 anni successivi. Ma non sono solo dei campanelli d’allarme. Le molecole hanno un ruolo chiave nel processo degenerativo

Checking_Blood_Sample_(9955279835).jpg

Immagine: National Eye Institute, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

Misurare i livelli di microRNA nel sangue per individuare le persone a rischio di demenza molto prima dell’insorgenza dei sintomi. A suggerirlo sono i ricercatori del Centro per le malattie neurodegenerative di Gottinga, in Germania che hanno scoperto che le piccole molecole di Rna possono funzionare sia come biomarcatori che come potenziali target terapeutici. La ricerca pubblicata su EMBO Molecular Medicine è stata condotta sugli esser umani, su modelli animali e su cellule coltivate in laboratorio. 

«Quando si manifestano i sintomi della demenza, il cervello è già stato danneggiato gravemente. Attualmente, la diagnosi avviene troppo tardi per avere la possibilità di un trattamento efficace. Se la demenza venisse rilevata precocemente, aumenterebbero le probabilità di influenzare positivamente il decorso della malattia. Sono necessari test che diano delle risposte prima dell'inizio della demenza e forniscano una stima affidabile del rischio di sviluppare la malattia successivamente. In altre parole, di test che diano un preavviso», ha commentato André Fischer, neurobiologo a capo dello studio. 

I microRna sono molecole con un ruolo nella regolazione dell’espressione genica che influiscono sulla produzione di proteine, un processo chiave del metabolismo di qualunque essere vivente. Ne esistono differenti tipi e ognuno di questi può regolare intere reti di proteine interdipendenti e quindi condizionare processi complessi nell’organismo.

I ricercatori hanno identificato tre microRna i cui livelli nel sangue erano associati alle performance cognitive. Gli studi sugli umani hanno coinvolto sia giovani sani che persone di età avanzata con qualche piccolo segno di deterioramento cerebrale. 

Nelle persone sane, i livelli di microRNA erano correlati alla capacità cognitiva. E, in particolare,  livelli bassi erano associati a un rendimento cerebrale migliore. Le analisi condotte sulle persone affette da lieve declino cognitivo hanno dimostrato invece che livelli alti di microRna erano indicativi di un rischio elevato di Alzheimer. Il 90 per cento delle persone con livelli alti di microRna aveva sviluppato la malattia degenerativa entro due anni dal test. 

I ricercatori si sono quindi convinti che i livelli alti di microRna nel sangue siano precursori affidabili della demenza. Secondo i loro calcoli, chi mostra valori alti di microRna è molto probabile che vada incontro alla demenza tra i due e i cinque anni successivi all’analisi.

Dagli studi sui topi e sulle colture cellulari è emerso inoltre che i tre microRna associati alla demenza influenzano il processo infiammatorio nel cervello e compromettendone la neuroplasticità, ossia la capacità dei neuroni di stabilire connessioni tra loro. La scoperta lascia pensare che queste molecole abbiano un ruolo attivo nella malattia che va oltre quello di fare da campanelli d’allarme. I microRna potrebbero avere un impatto sul processo patologico vero e proprio. Ecco perché si pensa che possano diventare nuovi target terapeutici su cui la ricerca farmaceutica possa puntare per cercare di frenare o impedire il declino cognitivo. 

Gli scienziati hanno osservato che nei topi la capacità di apprendimento migliora quando le molecole di microRNA vengono bloccate con farmaci mirati. I progressi hanno riguardato sia  topi con deficit mentali legati all'età, sia i topi con danni cerebrali simili a quelli causati dall’Alzheimer.

L’obiettivo dei ricercatori tedeschi è di mettere a punto un test del sangue rapido per individuare precocemente le persone a rischio di demenza in modo tale da tentare di intervenire prima che il danno diventi irreversibile.