Obesità: ridurre l’aumento di peso spegnendo l’infiammazione

La proposta

Obesità: ridurre l’aumento di peso spegnendo l’infiammazione

L’obesità spesso è una strada senza uscita: chi ingrassa brucia meno calorie di chi ha un peso nella norma. Una nuova strategia testata sui topi potrebbe aiutare a spezzare il circolo vizioso. Agire sulle cellule infiammatorie aiuta gli animali obesi a bruciare più calorie

di redazione

Combattere l’obesità agendo sui processi infiammatori. È la proposta di un gruppo di ricercatori della Washington University di St.Louis che hanno scoperto che bloccando l’attività di un gene nei macrofagi, un tipo di cellule immunitarie coinvolte nelle infiammazioni, si può ridurre l’aumento di peso senza cambiare la dieta. Potrebbe trattarsi di una svolta nella lotta al sovrappeso e alle patologie correlate, diabete 2 in primis. 

Per ora la nuova strategia è stata testata sui topi con risultati promettenti, come riportato sul Journal of Clinical Investigation.  

L’obesità è una condizione da cui non si riesce a uscire facilmente. Una persona obesa infatti brucia molte meno calorie di una persona con un indice di massa corporea nella norma. Spezzare questo deleterio circolo vizioso secondo il quale chi ingrassa tende a ingrassare è l’obiettivo principale delle terapie antiobesità. Ci si potrebbe riuscire, suggeriscono gli autori dello studio, intervenendo sui processi infiammatori. 

Gli scienziati hanno osservato che dopo aver disattivato il gene ASXL2 nei macrofagi dei topi obesi, gli animali pur proseguendo una dieta ad alto contenuto di grasso bruciavano il 45 per cento in più di calorie dei loro simili che non erano stati sottoposti alla modifica genetica. 

«Questi topi consumavano diete ricche di grassi, ma non avevano fegati grassi. Non soffrivano di diabete di tipo 2. Sembra che limitare gli effetti infiammatori dei loro macrofagi consenta loro di bruciare più grassi, il che li rende più magri e più sani», scrivono i ricercatori. 

I ricercatori non hanno ancora compreso esattamente come mai l’intervento sulle cellule infiammatorie prevenga l’aumento di peso. Tra le spiegazioni possibili ce ne è una che convince gli scienziati più delle altre: sembrerebbe che la disattivazione del gene ASXL2 induca le cellule del grasso bianco, dove si accumula il grasso all’origine dell’obesità, a comportarsi in maniera più simile alle cellule del grasso bruno incaricate di bruciare il grasso. 

La strategia proposta in questo studio potrebbe potenzialmente aiutare le persone obese a bruciare il grasso a un ritmo simile a quello delle persone di peso normale. Se l’intuizione dei ricercatori dovesse tradursi in una vera e propria terapia, prospettiva attualmente ancora molto lontana, il processo che condanna gli obesi a ingrassare potrebbe venire interrotto in maniera indiretta agendo sull’infiammazione. Per ora l’idea ha dimostrato di avere un suo fondamento. 

«Qui abbiamo messo alla prova l’ipotesi che si possa regolare l'aumento di peso modulando l'attività delle cellule infiammatorie. Riteniamo che sia possibile controllare l'obesità e le complicanze dell'obesità regolando meglio l’infiammazione», ha dichiarato Steven L. Teitelbaum, professore di patologia e immunologia alla Washington University di St. Louis che ha guidato lo studio.