Pancreas artificiale per diabete di tipo 2: la progettazione migliora grazie all’approccio simbolico

Lo studio

Pancreas artificiale per diabete di tipo 2: la progettazione migliora grazie all’approccio simbolico

di redazione

Un nuovo approccio nella progettazione del pancreas artificiale per persone con diabete di tipo 2. È quanto propongono i ricercatori dell’Istituto di analisi dei sistemi ed informatica “Antonio Ruberti” del Cnr, in collaborazione con l’Università degli Studi dell’Aquila e con l’Università di Milano-Bicocca. 

Si tratta di una tecnica basata sull’utilizzo dei cosiddetti modelli simbolici. «L’approccio si basa sui cosiddetti modelli simbolici, che sono approssimazioni finite di sistemi dinamici complessi. Nel nostro caso il modello tiene conto della dinamica della concentrazione di glucosio nel sangue, della somministrazione di insulina dall’esterno per via sottocutanea, e dell’assunzione di pasti. La metodologia è stata validata in silico (cioè mediante simulazione numerica) su un modello di paziente virtuale approvato dalla Food and Drug Administration come sostituto della sperimentazione animale nei test preclinici di strategie di controllo della glicemia ad anello chiuso», spiega Alessandro Borri del Cnr-Iasi.  

Lo studio, pubblicato sulla rivista IEEE Transactions on Control Systems Technology, potrebbe favorire la produzione di dispositivi più sicuri ed efficaci per il controllo del diabete. Il pancreas artificiale rappresenta oggi la tecnologia all’avanguardia per la regolazione automatica della glicemia nei pazienti diabetici.

«Considerando una popolazione di 10mila pazienti virtuali, si evidenzia che il controllore simbolico è in grado di compensare il comportamento iperglicemico e congiuntamente di evitare pericolosi episodi di ipoglicemia, fornendo, rispetto a tecniche standard, significativi miglioramenti delle prestazioni, valutate secondo indici di efficacia definiti a livello internazionale.  Inoltre, l’approccio simbolico è in grado di adattarsi in modo robusto a variazioni casuali nella quantità e nella composizione dei pasti e alla eterogeneità della popolazione considerata», conclude Borri.