PIEZO2: il gene del dolore che trasforma una carezza in una tortura

La scoperta

PIEZO2: il gene del dolore che trasforma una carezza in una tortura

Due gruppi di ricercatori americani indipendentemente hanno descritto il meccanismo d’azione del gene. . La scoperta potrebbe aprire la strada alla ricerca di terapie antidolorifiche mirate

di redazione

Una carezza può far urlare dal dolore. Succede quando la pelle è scottata, ferita o irritata. Perché un innocuo tocco leggero alcuni casi si trasforma in una tortura? Tutto dipenderebbe da un gene, Piezo2, che controlla la reazione della pelle alle lesioni. Lo hanno scoperto due gruppi di ricercatori americani che, sulle pagine di Science Translational Medicine, hanno descritto in due studi, indipendenti l'uno dall'altro, il meccanismo d’azione del gene. La scoperta potrebbe aprire la strada alla ricerca di terapie antidolorifiche mirate. 

In medicina il fenomeno è noto come allodinia: il dolore è provocato da uno stimolo che in condizioni normali verrebbe percepito appena e sarebbe incapace di provocare la minima sofferenza. 

I ricercatori hanno dimostrato che il gene Piezo2  ha un ruolo chiave nelle sensazioni del tatto e del dolore e codifica una proteina meccanosensibile che produce segnali elettrici nervosi in risposta alle modifiche della forma delle cellule  della pelle in seguito alle lesioni.

«Per anni gli scienziati hanno cercato di risolvere il mistero di come un tocco gentile diventi doloroso», ha dichiarato Alexander T. Chesler, autore senior di uno degli studi. «Questi risultati suggeriscono che Piezo2 è il gene responsabile dell’allodinia tattile.  Noi speriamo che questi risultati aiutino i ricercatori a sviluppare trattamenti più efficaci per gestire questa forma di dolore». 

I primi sospetti sulle responsabilità del gene Piezo2 nello sviluppo dell’allodinia sono stati sollevati dall’osservazione nel 2016 di due pazienti del National Institute of Neurological Disorders and Stroke (Ninds) con una mutazione del gene che ne bloccava l’attività. Ebbene, queste persone avevano percezioni alterate del proprio corpo, mostrando una sensibilità ridotta alle vibrazioni e ad alcune forme di contatto fisico. 

In questo nuovo studio i ricercatori hanno reclutato quattro nuovi pazienti con le stesse mutazioni per confermare il ruolo chiave del gene Piezo 2 nell’allodinia. 

Gli scienziati hanno chiesto ai partecipanti, alcuni con mutazioni altri senza, di sedersi di fronte a un tavolo dietro una barriera che impediva di vedere le proprie braccia. I ricercatori hanno spalmato due creme sulle braccia dei partecipanti, in un caso si trattava di un placebo, nell’altro di capsaicina il composto chimico presente nel peperoncino piccanti capace di irritare la pelle come se fosse bruciata dal sole. Ebbene, quando veniva strofinato un batuffolo di cotone sulla zona lesionata, le reazioni dei pazienti con le mutazioni del gene Piezo 2 erano molto diverse da quelle delle persone senza mutazioni. I primi non mostravano alcun segno di sofferenza e non erano in grado di distinguere il braccio con la crema placebo dall’altro. I secondi invece provavano dolore ed erano perfettamente capaci di distinguere le due braccia con le creme diverse. 

L’esperimento dimostra in modo chiaro il ruolo fondamentale del gene Piezo 2 nella percezione del dolore. «Stiamo ottenendo informazioni fondamentali sugli effetti  specifici della perdita del gene Piezo2 - scrivono i ricercatori - e stiamo imparando a capire in che modo Piezo 2 interviene normalmente, il che ha  una cruciale importanza medica per tutte le altre persone». 

Conclusioni confermate dal secondo studio condotto da ricercatori dello Scripps Research Institute di La Jolla, in California.

I ricercatori hanno condotto esperimenti analoghi a quelli realizzati dai colleghi dell’NIH. Ma sui topi, in alcuni dei quali era stato spento il gene PIEZO2. Ciò ha consentito di dimostrare che l’inattivazione del gene incriminato faceva sparire la reazione alla capsaicina.

«È molto gratificante vedere questi risultati in entrambi gli studi», ha detto la prima firmataria dello studio Swetha Murthy. «Di solito occorrono anni per confermare nell’uomo i risultati ottenuti nei topi. Penso sia una grande soddisfazione per entrambi i gruppi di ricerca».

La prima firmatrice dello studio dello Scripps Research Institute Swetha Murthy e Ardem Patapoutian, che per primo ha sollevato sospetti sul ruolo del gene PIEZO2. ©Scripps Research

Ora, la speranza è quella di fare un ulteriore passo e sfruttare questi risultati per mettere a punto trattamenti specifici. Si tratta però di una sfida non semplice: il particolare tipo di dolore di cui è responsabile il gene Piezo2 rende molto difficile applicare pomate o bende sulla pelle lesionata. L'ideale sarebbe trovare uno stratagemma per sospendere temporaneamente l’azione del gene: ciò potrebbe ridurre la sensazione dolorosa e accelerare i tempi di guarigione delle ferite e delle ustioni. 

Ma è una strada ancora lunga.