A poche ore dalla nascita i neonati distinguono il loro corpo dal resto del mondo

Lo studio

A poche ore dalla nascita i neonati distinguono il loro corpo dal resto del mondo

Uno studio torinese dimostra che pochi attimi dopo la nascita un individuo è già in grado di percepire se stesso come un’entità distinta dall’ambiente in cui si trova. E di distinguere se gli stimoli sensoriali sono generati lontano o vicino al proprio corpo

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Immagine: Ernest F, CC BY-SA 3.0 <http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/>, via Wikimedia Commons
di redazione

Un neonato già poche ore dopo la nascita riesce a distinguere il proprio corpo dal mondo esterno, dimostrando anche di riconoscere la sua posizione nello spazio rispetto ad altri oggetti che lo circondano, percependosi lontano o vicino dalla sorgente di determinati stimoli. 

I ricercatori del Manibus Lab del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino e della Neonatologia Universitaria della Città della Salute e della Scienza, hanno dimostrato per la prima volta come i neonati siano in grado di associare stimoli sensoriali di modalità differenti riconoscendo anche la distanza a cui si trovano. 

Il che suggerisce che un bambino appena nato possegga già una prima forma di codifica dello spazio. 

Lo studio, condotto in collaborazione con il MySpace Lab del Department of Clinical Neurosciences dell’Università di Losanna e il Center for Neural Science della New York University, è stato pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS). 

Per osservare come si sviluppa la rappresentazione dello spazio che circonda il corpo nelle prime ore di vita, i ricercatori hanno utilizzato l'elettroencefalografia (una tecnica di neuroimmagine non invasiva) in combinazione a una serie di stimoli uditivi, rappresentati da singoli suoni, generati vicino o lontano dal corpo e di stimoli tattili inviati sul dorso della mano destra. Ciascuno stimolo poteva essere somministrato in isolamento, per esempio un singolo stimolo tattile, o associato ad un altro (per esempio uno stimolo uditivo dato vicino alla mano del bimbo e uno stimolo tattile somministrati simultaneamente). È stato osservato che i neonati non solo sono in grado di associare un suono a un tocco in maniera efficace, ma che le risposte neurali osservate permettono anche di distinguere se il suono è generato vicino o lontano dal corpo del bimbo. 

Il che suggerisce che a poche ore dalla nascita i neonati siano in grado di identificare il loro corpo come un'entità separata dal mondo esterno e di possedere una prima forma di codifica dello spazio.

«A differenza di quanto accade per altri mammiferi per cui si osserva un lento sviluppo dell’integrazione multisensoriale dopo la nascita, i neonati umani sono già in grado di associare un suono a un tocco a poche ore di vita. Questo potrebbe essere dovuto alla lunga e ricca fase di gestazione che potrebbe aver già preparato l’emergere di questo meccanismo alla nascita. Inoltre, le risposte neurali osservate mostrano che il bambino è in grado di distinguere se il suono viene dato vicino o lontano dal suo corpo. Questo aspetto rappresenta un prerequisito fondamentale per sviluppare i comportamenti difensivi, imparare a reagire a minacce che avvengono vicine al mio corpo, ma anche meccanismi relazionali, imparare a interagire con gli oggetti intorno a me e con le persone che mi sono vicine»,  ha dichiarato Francesca Garbarini, professoressa di Psicobiologia e Coordinatrice del Manibus Lab del Dipartimento di Psicologia dell'Università di Torino. 

Questa scoperta sottolinea l’importanza della presenza di un ambiente sensoriale ricco di stimoli e delle relazioni sociali nei primi giorni di vita. 

«L’effetto descritto nel lavoro, se confermato da studi futuri, potrà rappresentare un possibile biomarker di sviluppo neurologico tipico le cui alterazioni potrebbero contribuire al riconoscimento precoce di  eventuali anomalie dello sviluppo», ha aggiunto Irene Ronga, del Dipartimento di Psicologia dell'Università di Torino e primo autore dello studio. 

Lo studio quindi conferma che l’ambiente esterno comincia a influenzare lo sviluppo cerebrale di un individuo sin  dalle prime ore di vita. 

«Si pensava in passato che l’attività cerebrale dei neonati fosse sottocorticale, basata su fenomeni riflessi. Lo studio ha confermato come i neonati abbiano, fin dalle prime ore di vita, straordinarie capacità nel riconoscere gli stimoli provenienti dall’esterno, che oggi sappiamo possono plasmare lo sviluppo cerebrale già in queste fasi molto precoci della vita e, chissà, forse anche nel periodo fetale. Aiutare in modo favorevole la plasticità cerebrale, massima al momento della nascita, è il prerequisito per un favorevole sviluppo evolutivo e la costruzione di una futura capacità di relazione sociale. Particolare attenzione quindi, anche nell’era Covid, va posta nel salvaguardare la vicinanza e le favorevoli relazioni precoci madre/ neonato/ famiglia in questo periodo estremamente critico», ha dichiarato Enrico Bertino, direttore della Neonatologia dell’Università, che insieme a Cristina Perathoner ha curato la parte clinica dello studio.