Procreazione medicalmente assistita e Covid-19. Negli ovociti delle donne positive non ci sono tracce di virus

Lo studio

Procreazione medicalmente assistita e Covid-19. Negli ovociti delle donne positive non ci sono tracce di virus

di redazione

Il virus Sars-Cov-2 si trasmette dalla donna agli ovociti? La domanda è di fondamentale importanza per chi si occupa di procreazione medicalmente assistita (Pma). E chiunque voglia avere certezze sulla sicurezza dei trattamenti durante la pandemia da COVID-19 non può evitare di porsela. 

Una prima risposta arriva da un piccolo studio condotto in Spagna dove ricercatori della Clinica Eugin a Barcellona che si sono messi in cerca di tracce del virus negli ovociti prelevati da due donne risultate positive il giorno del prelievo. Ebbene, il risultato dell’analisi è stato rassicurante: non sono state rinvenute tracce del virus nei gameti. 

Il rischio di trasmissione verticale del virus da donna al feto, attraverso i gameti, sembra quindi scongiurato.  Lo studio pubblicato su Human Reproduction è stato condotto su 16 ovociti di due donne asintomatiche che si sono sottoposte a stimolazione ovarica controllata e che nel giorno del prelievo degli ovociti, a marzo 2020, erano risultate positive all’infezione da COVID-19 mediante test molecolare.  

Gli ovociti delle due donne, 6 della prima e 10 della seconda donatrice,  sono stati inviati in laboratorio e analizzati insieme a un ovocita non maturo di una donna negativa al Sars-Cov2 come elemento di confronto.  Le analisi, condotte utilizzando un’innovativa tecnica che permette di identificare materiale virale a partire da quantità di campione molto piccole, hanno confermato la totale assenza di tracce del virus all’interno di tutti i 16 ovuli delle donne positive.

Lo studio suggerisce dunque che la trasmissione verticale potrebbe non avvenire attraverso gli ovociti di donne positive al COVID-19 durante un trattamento di Pma e che la manipolazione di questo materiale nei laboratori di embriologia clinica sembrerebbe non costituire un pericolo per gli operatori sanitari.