Quando nascerà il bambino? Grazie a un test del sangue la data del travaglio potrebbe essere più precisa

La previsione

Quando nascerà il bambino? Grazie a un test del sangue la data del travaglio potrebbe essere più precisa

Aumentano alcuni ormoni, aumentano i fattori che favoriscono la coagulazione del sangue, compaiono indicatori di una risposta immunitaria. Il sangue delle mamme cambia a ridosso del travaglio. Un test capace di cogliere questi segnali riuscirebbe a prevedere con precisione la data del parto

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Immagine: NIAID, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

“D’ora in poi qualunque momento è buono. Può essere oggi come tra due settimane”. Le previsioni di ostetriche e ginecologi sul momento in cui inizierà il travaglio difficilmente riescono a essere più precise di così. 

La stima si fa su parametri tutto sommato approssimativi: si contano 40 settimane dall’ultimo ciclo mestruale e si tiene conto dei dati ecografici sulle dimensioni del bambino.

Ma le cose potrebbero cambiare grazie a un test del sangue che coglie alcuni segnali specifici capaci di indicare con maggiore precisione alle donne in gravidanza quanto manca al parto. Questo strumento, che si è rivelato efficace tanto per le gravidanze che arrivano a termine quanto per quelle più corte del previsto, potrebbe essere disponibile tra due o tre anni.

Il nuovo test è stato messo a punto dai ricercatori della Stanford University e descritto su Science Translational Medicine.  

La previsione del travaglio si basa sui cambiamenti nel sangue materno di alcuni parametri tra cui il livello degli ormoni steroidei dei fattori che controllano la crescita dei vasi sanguigni e la coagulazione del sangue e dei segnali regolatori del sistema immunitario. 

«Il corpo e la fisiologia della mamma comincia a cambiare circa tre settimane prima dell’inizio del travaglio. Non si tratta di un unico cambiamento, ma di una processo che il corpo deve affrontare», ha spiegato Virginia Winn, docente di ostetricia e ginecologia, tra gli autori dello studio. 

In media le donne  partoriscono alla 40esima settimana. Ma qualunque momento tra la 37esima e la 42esima settimana di gestazione viene considerato normale. E avere un’idea più precisa di quando nascerà il bambino può essere di aiuto per la pianificazione della famiglia ma anche per ragioni cliniche. In presenza di segnali che annunciano il travaglio con un largo anticipo sui tempi previsti, i medici possono decidere di utilizzare farmaci per accelerare, là dove è possibile, lo sviluppo del feto. 

Gli scienziati hanno seguito 63 donne che hanno partorito in maniera natura negli ultimi 100 giorni della loro gravidanza. Tutte le partecipanti sono state sottoposte a un prelievo del sangue due o tre volte prima del parto. I ricercatori hanno analizzato in ogni campione di sangue 7.142 caratteristiche immunitarie, metaboliche, proteiche e cellulari associando i dati al momento in cui è avvenuto il prelievo. L’obiettivo dell’indagine era conoscere come cambiavano i parametri a ridosso del travaglio. I ricercatori hanno identificato, tramite modelli matematici, le specifiche caratteristiche del sangue maggiormente predittive. 

58 donne hanno partorito a termine mentre 5 bambini sono nati pre-termine. Nelle fasi precedenti al travaglio nel sangue delle donne si poteva osservare un aumento dei livelli progesterone e cortisolo e un calo dei fattori che favoriscono la formazione dei vasi sanguigni, come se il corpo della mamma stesse preparando la separazione dalla placenta e dall’utero. Un altro segnale indicativo del travaglio imminente era un aumento delle piastrine per prevenire le emorragie durante il parto. Gli scienziati hanno anche individuato nel sangue materno la comparsa di molecole immunitarie specifiche nella fase preparatoria al travaglio. Il principale elemento predittivo consisteva in una proteina immunitaria regolatrice, IL-1R4, che inibisce una molecola infiammatoria chiamata IL-33. Sembra quindi che il copro della mamma si prepari a “difendersi” dalla presenza di materiale placentare e cellule fetali che durante il parto raggiungono il sangue materno provocando una sorta di infiammazione.