Quei quattro geni dietro il diabete. Si cercano bersagli molecolari per combattere la malattia

Il legame

Quei quattro geni dietro il diabete. Si cercano bersagli molecolari per combattere la malattia

Un consorzio internazionale di ricerca ha sequenziato il Dna codificante di quasi 50mila persone individuando alcune rare alterazioni genetiche legate al diabete. E che potrebbero diventare futuri target terapeutici. I risultati sono accessibili su una piattaforma online e pubblicati su Nature

di redazione

Semaforo verde: l’associazione esiste. Semaforo giallo: ci sono prove consistenti per ipotizzare un legame. Semaforo rosso: la relazione è ancora tutta da dimostrare. È chiaro ed intuitivo il sistema scelto dal consorzio internazionale di scienziati per comunicare gli importanti risultati della più ampia indagine mai condotta sulle alterazioni genetiche associate al rischio di diabete di tipo 2. Gli scienziati hanno sequenziato la parte codificante del Dna di circa 46mila individui provenienti da diverse parti del mondo, di cui 21mila con diabete 2 e 25mila in salute nel ruolo di gruppo di controllo.

Alla fine dell’analisi sono stati individuati 4 geni con rare varianti fortemente associate al diabete 2.

Significa che chi possiede queste alterazioni del Dna è più esposto al rischio di ammalarsi. I risultati dello studio sono accessibili online sul portale  Type 2 Diabetes Knowledge Portal, la piattaforma messa a punto da scienziati del Broad Institute del MIT, dell’University of Michigan e dell’University of Oxford che consente di ottenere tutte le informazioni aggiornate sul legame tra geni e diabete 2. Un’esaustiva descrizione dello studio, con i dettagli sul procedimento usato e le conclusioni raggiunte, si trova, invece, sull’ultimo numero di Nature

L’attenzione dei ricercatori si è concentrata esclusivamente su quella parte del genoma capace di codificare per le proteine, chiamata “esoma”. E la scelta è stata ben ponderata. Le altre tecniche di analisi genetica più estese, come lo studio di associazione genome-wide (Gwas), sono capaci di individuare lungo l’intero genoma varianti genetiche più comuni associate con le malattie, ma rischiano di perdersi le varianti più rare presenti nell’esoma. Ed è un peccato, perché proprio queste ultime possono fornire informazioni preziose sui meccanismi della malattia e il ruolo dei geni, candidandosi anche come potenziali target terapeutici. Il sequenziamento mirato utilizzato in questo studio potrebbe essere ancora più utile alla ricerca allargando ulteriormente il campione fino ad arrivare a 185mila individui, affermano i ricercatori. In questo modo verrebbero individuate le varianti genetiche dal maggiore impatto. 

«Questi risultati dimostrano l’importanza dello studio di un ampio campione di individui con diversa discendenza etnica. La maggior parte   degli studi sulla popolazione si concentra su individui di provenienza europea rendendo difficile generalizzare i risultati a livello globale. Maggiori sono le differenze della coorte, migliori e più utili saranno i risultati della ricerca», ha dichiarato Michael Boehnke, direttore del Center for Statistical Genetics della School of Public Health dell’Università del Michigan e autore senior dello studio.

Le indagine sulla predisposizione genetica al diabete 2 sono ancora all’inizio e gli scienziati non escludono che potrebbero esserci molti altri geni codificanti per le proteine coinvolte nell’insorgenza della patologia. E sarebbe bene individuarli. Perché i geni associati alla malattia e le proteine che questi codificano potrebbero diventare, come abbiamo detto, target terapeutici per nuove e più efficaci medicine contro il diabete. 

Il profilo di uno dei geni identificati dai ricercarori. 

«Abbiamo ottenuto uno scenario aggiornato del ruolo che alcune rare varianti del Dna hanno nel diabete. Queste potrebbero potenzialmente rappresentare una risorsa preziosa per lo sviluppo di farmaci in misura maggiore di quanto si pensasse. Possiamo fornire prove della loro associazione con la malattia su molti geni che potrebbero diventare il target di nuovi farmaci o che possono essere studiati per comprendere i processi fondamentali alla base della patologia», ha detto Jason Flannick, ricercatore presso l’Harvard Medical School e della Division of Genetics and Genomics del Boston Children's Hospital, primo autore dello studio. 

Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel mondo ci sono 400 milioni di persone con il diabete. Nella gran parte dei casi si tratta di diabete 2, per lo più provocato da uno stile di vita poco sano, che è oramai riconosciuto come uno dei principali fattori di rischio. Ciò non toglie che una maggiore conoscenza del ruolo dei geni potrebbe portare a una migliore comprensione dei meccanismi biologici di una patologia che è tra le prime dieci cause di morte nel mondo.