Quel complesso legame tra batteri dell'intestino e cancro del fegato

Lo studio

Quel complesso legame tra batteri dell'intestino e cancro del fegato

Alcuni batteri intestinali influenzano la risposta del sistema immunitario al tumore
redazione

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Uno studio pubblicato su Science ricostruisce il complesso processo con cui i batteri intestinali influenzano la diffusione dei tumori nel fegato. La scoperta potrebbe aprire la strada a nuovi trattamenti

Da anni gli occhi degli scienziati sono puntati sul microbioma intestinale. E quella miriade di microrganismi che popola il “secondo cervello” non delude mai i ricercatori fornendogli buone ragioni per continuare a tenerlo sotto osservazione. L’ultima scoperta è stata pubblicata su Science: i batteri dell’intestino sono in qualche modo collegati allo sviluppo dei tumori del fegato.

L’associazione è emersa da una serie di esperimenti su topi predisposti al tumore al fegato condotti al Center for Cancer Research (Ccr) del National Cancer Institute (NCI).  

I ricercatori hanno scoperto che riducendo il numero di batteri nell’intestino degli animali ricorrendo a un cocktail di antibiotici, i topi sviluppavano tumori di dimensioni più piccole e con meno metastasi. 

Come mai? Gli scienziati hanno osservato gli effetti dell’antibiotico sulle cellule immunitarie del fegato notando che nel fegato degli animali che avevano assunto i farmaci aumentava il numero di alcune specifiche cellule chiamate linfociti Nkt. La riduzione dei batteri avviene insieme all’aumento delle cellule Nkt che sono potenti armi di difesa contro i tumori. E i due fenomeni non sono una coincidenza. 

Ulteriori esperimenti hanno infatti dimostrato che la riduzione della crescita tumorale nei topi dovuta all’assunzione di antibiotici era direttamente connessa all’aumento  di queste cellule. 

In una seconda fase, i ricercatori hanno individuato un altro ingranaggio del processo: l’aumento delle cellule Nkt è una conseguenza dell’aumento dell’espressione di una proteina chiamata Cxcl16. 

Le cellule che posseggono questa proteina formano il tessuto che riveste le pareti dei vasi sanguigni del fegato. Perché i topi trattati con antibiotici producono un nuero maggiore di Cxcl16 nelle cellule endoteliali? 

Cercando una risposta i ricercatori sono giunti al punto chiave di tutto lo studio scoprendo che gli acidi della bile possono controllare l’espressione della Cxcl16. 

Trattando gli animali con acidi biliari, gli scienziati potevano effettivamente cambiare il numero dei linfociti Nkt e di conseguenza quello dei tumori nel fegato. 

L’ultimo tassello del puzzle è stato posizionato quando si è osservato che il Clostrodium, un batterio piuttosto diffuso nell’intestino umano e degli animali, ha un ruolo chiave nel processo. Il Clostrodium infatti influenza la composizione degli acidi della bile che passa dall’intestino al fegato. La composizione della bile, a sua volta, ha un impatto sulla quantità di proteine Cxcl16 presenti nel fegato, che a loro volta determinano il numero dei linfociti Nkt.

Aumentando la quantità di questo tipo di batteri nell’intestino si innesca una reazione a catena che termina con la riduzione del numero delle cellule Nkt favorendo così la diffusione del tumore nel fegato degli animali.