Realtà virtuale, contatto reale. Ecco la pelle sintetica dotata di tatto: videogiochi e protesi sensibili tra le sue applicazioni

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Realtà virtuale, contatto reale. Ecco la pelle sintetica dotata di tatto: videogiochi e protesi sensibili tra le sue applicazioni

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Il prototipo di pelle sintetica è un fazzoletto quadrato di 15x15 cm dotato di 32 minuscoli attuatori, dispositivi che convertono i segnali elettrici in movimenti, capaci di vibrare al ritmo di 200 cicli al secondo
di redazione

La pacca sulla spalla arriva proprio al momento giusto.  Il segnale di incoraggiamento da parte del compagno di gioco, percepito come fosse reale, può cambiare le sorti di una partita a Fortnite. Ma per passare a cose più serie, la nuova pelle sintetica descritta su Nature, un “cerotto” sottile che aderisce perfettamente al corpo, permette di sentire la carezza di una persona cara collegata in videochiamata, oppure, salendo ancora nella scala delle priorità, fornisce a un arto artificiale il senso del tatto. Protesi sensibili, esperienze di realtà virtuale sempre più realistiche, ma anche consulti di telemedicina umanizzati grazie alla possibilità di toccarsi a distanza. 

Tutto questo è quello che promette la nuova tecnologia messa a punto dai ricercatori della Northwestern University, un fazzoletto di cute artificiale senza fili e batterie che aderisce perfettamente al corpo seguendone le forme, capace di aggiungere, nel verso senso della parola, un tocco di verità alle situazioni che simulano il mondo reale.  

Il prototipo di pelle sintetica è un fazzoletto quadrato di 15x15 cm dotato di 32 minuscoli attuatori, dispositivi che convertono i segnali elettrici in movimenti, capaci di vibrare al ritmo di 200 cicli al secondo. Ogni attuatore è avvolto in materiale polimerico soffice ed elastico che aderisce alla pelle senza bisogno di nastri adesivi. Il cerotto di pelle sintetica è connesso  in modalità wireless a un tablet o a uno smartphone. La comunicazione con i dispositivi touchscreen avviene con la modalità “near-field communication (NFC)” (comunicazione in campo vicino), la stessa utilizzata nei sistemi di pagamento tramite cellulare. Ogni volta che viene toccato lo schermo, la persona che indossa le pelle sintetica avverte una sensazione analoga a quella generata da un vero contatto fisico. 

Tanto per fare un esempio: se  viene disegnata una “X” con un dito sul dispositivo touchscreen, l’epidermide artificiale riproduce simultaneamente lo stesso tocco sulla superficie del corpo dell’altro utente, attivando solo i sensori disposti a croce diagonale. 

Grazie a questa tecnologia, una videochiamata con un amico o un parente può diventare molto più intima, ma, cosa ancora più importante, una protesi può diventare sensibile permettendo a chi ha perso un arto di sperimentare nuovamente la sensazione del tatto. 

Una possibilità del genere farebbe la differenza nelle vita di persone che hanno subito un’amputazione. E i veterani di guerra con protesi degli arti superiori che hanno testato il dispositivo ne hanno apprezzato le potenzialità. Indossando la pelle sintetica sulla parte superiore del braccio, una persona con protesi dell’avambraccio può avvertire le sensazioni che partono dalla punta delle dita protesiche  e che vengono trasmesse al braccio. Le vibrazioni possono essere più o meno intense, a seconda della potenza della presa.

«Questo è il nostro primo tentativo di un sistema di questo tipo.  Potrebbe trattarsi di una soluzione molto positiva per le interazioni sociali, per la medicina clinica e per tante altre applicazioni che non possiamo concepire oggi, al di là delle ovvie opportunità per il gioco e l’intrattenimento», ha dichiarato Rogers.

I ricercatori stanno già pensando a come rendere ancora più realistica la pelle sintetica, dotandola per esempio della sensazione termica. Pensando in grande, si potrebbero immaginare delle “mute” di pelle artificiale da indossare per vivere esperienze di realtà virtuale ancora più immersive.