Ridurre il colesterolo con l’editing genetico

Lo studio

Ridurre il colesterolo con l’editing genetico

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Il bersaglio è il gene Pcsk9 coinvolto nell’ipercolesterolemia. A metterlo fuori uso è un enzima costruito ad hoc e trasportato attraverso un vettore virale alle cellule del fegato dei macachi
di redazione

Ricorrere all’editing genetico per abbassare i livelli di colesterolo. È l’innovativa proposta terapeutica di un team di scienziati della Perelman School of Medicine dell’Università della Pennsylvania che sono riusciti per la prima volta a disattivare un gene coinvolto nella ipercolesterolemia nel fegato dei macachi rhesus. La scoperta potrebbe aprire la strada a nuovi trattamenti per le malattie cardiache.

Da tempo i ricercatori avevano individuato come bersaglio il gene Pcsk9 che codifica una proteina che ostacola la rimozione del colesterolo “cattivo” Ldl dal sangue. Sono già in commercio farmaci inibitori del Pcsk9, ma alcuni pazienti non tollerano la terapia o non rispondono ai medicinali. 

I ricercatori della Penn University hanno pensato di ricorrere alla tecnica Crispr delle “forbici molecolari” per mettere fuori uso il gene in questione. Il primo passo è stato quello di ingegnerizzare un enzima chiamato meganuclease capace di riconoscere e disattivare il gene Pcsk9, messo a punto dall’azienda Precision BioSciences di Durham nel North Carolina.

A quel punto, l’enzima incaricato di effettuare le modifiche genetiche è stato trasportato nel fegato dei primati attraverso un vettore virale (virus adeno-associati).

«Ha funzionato incredibilmente bene - ha dichiarato James Wilsono tra gli autori dello studio - Dopo quattro mesi la versione modificata del gene Pcsk9 era presente nel 64 per cento delle cellule del fegato dei 6 macachi che avevano ricevuto il trattamento». 

I risultati dello studio sull’editing genetico per ridurre il colesterolo sono stati pubblicati su Nature Biotechnology. Nelle scimmie i livelli nel sangue della proteina Pcsk9 sono scesi dell’84 per cento e i livelli di colesterolo sono diminuiti del 60 per cento. La riduzione ottenuta si è dimostrata stabile nel tempo.

Gli scienziati dovranno ancora lavorare per affinare l’intervento genetico dell’enzima mononucleasi assicurandosi che non vada a eseguire tagli del Dna in posti sbagliati provocando mutazioni che possono dare origine a tumori. 

I ricercatori sono convinti che, con i dovuti miglioramenti, l’editing genetico possa offrire una soluzione terapeutica ai pazienti che soffrono di colesterolo alto con una bassa tolleranza ai farmaci inibitori del Pcsk9. 

La tecnica potrebbe inoltre rivelarsi preziosa per la cura di altre malattie metaboliche come l’amiloidosi, provocata dalla crescita nel fegato di proteine difettose.

«Questi studi - scrivono gli autori - dimostrano l’efficacia dell’editing in vivo in primati non umani e fanno pensare che sia possibile attuarne in sicurezza  la traduzione clinica». 

La tecnica sviluppata dalla Penn University ha già dei concorrenti: Intellia Therapeutics, un’azienda con sede a Cambridge, in Massachusetts specializzata nell’uso di Crispr ha recentemente annunciato di aver ridotto fino all’80 per cento i livelli di transtiretina, una proteina responsabile dell’amiloidosi,  nelle scimmie.

È ancora presto per sapere quale di questi trattamenti potrà essere applicato agli esseri umani.