Rischio demenza per chi soffre di malattie infiammatorie intestinali

L’associazione

Rischio demenza per chi soffre di malattie infiammatorie intestinali

Se il “secondo cervello” si ammala ne risente anche il “primo”. Le malattie infiammatorie raddoppiano il rischio di soffrire di demenza. Non solo: la diagnosi arriva in media 7 anni prima. Lo studio su Gut conferma la stratta relazione tra microbioma intestinale e cervello

di redazione

Non è un caso che venga chiamato “il secondo cervello”. L’intestino infatti si comporta sempre più come la sede distaccata dell’organo principale del sistema nervoso centrale. Tanto che le sue patologie sono fortemente correlate ai disturbi del cervello. Le malattie infiammatorie croniche intestinali (Mici), come colite ulcerosa e morbo di Crohn, sono per esempio associate a un rischio più che doppio di sviluppare qualche tipologia di demenza, compreso l’Alzheimer. È quanto dimostra uno studio appena pubblicato su Gut condotto su 1742 persone. 

Tutti i partecipanti, dall’età di 45 anni e oltre, soffrivano di una delle due forme di Mici, colite ulcerosa o morbo di Crohn, con una diagnosi ricevuta tra il 1988 e il 2011. La salute cognitiva del campione è stata monitorata per 16 anni e confrontata con un gruppo di controllo. 

Nel corso del periodo di osservazione, nel gruppo delle persone con malattie intestinali l’incidenza della demenza, inclusa la malattia di Alzheimer,  era del 5 per cento, rispetto all’1,5 per cento del gruppo di controllo. Dopo aver tenuto conto di altri fattori potenzialmente condizionanti, tra cui l'età e la salute, è emerso quindi che le persone con malattie intestinali  avevano più del doppio delle probabilità di sviluppare demenza rispetto a quelle senza.

Tra tutte le forme di demenza, il rischio per il morbo di Alzheimer era maggiore: le persone affette da colite ulcerosa o morbo di Crohn avevano una probabilità sei volte maggiore di sviluppare la malattia neurodegenerativa rispetto a quelli senza.

Non solo. Le persone affette da malattie intestinali ricevono una diagnosi di demenza in media 7 anni prima della popolazione sana. 

«La scoperta di un aumentato del rischio di demenza e di insorgenza precoce della demenza tra i pazienti con malattie infiammatorie intestinali suggerisce che i pazienti potrebbero trarre beneficio da una migliore informazione e da una maggiore vigilanza clinica per rallentare il declino cognitivo e migliorare la qualità della vita», commentano i ricercatori. 

Né il sesso né il tipo di malattia intestinale avevano alcuna influenza sui risultati. Ma il rischio di demenza aumentava in corrispondenza della durata della malattia intestinale.

Ancora non è chiaro il meccanismo che spiegherebbe una maggiore predisposizione alla demenza delle persone affette da malattie intestinali. Che esista uno stretto legame tra intestino e cervello è noto da tempo. E venire a scoprire che l’insorgere della demenza sia in qualche misura favorito da anomalie del microbioma tipiche della colite ulcerosa o del morbo di Crohn non stupirebbe più di tanto. Ma serviranno ulteriori studi per approfondire questo aspetto.

L’indagine di natura osservazionale, specificano i ricercatori, non può stabilire un legame di causa ed effetto, ma si aggiunge a una serie di altri studi che indicano l’ infiammazione cronica e lo squilibrio dei batteri intestinali come potenziali fattori di rischio per il declino cognitivo.