SARS-CoV-2 circolava in Cina almeno da ottobre 2019

La ricostruzione

SARS-CoV-2 circolava in Cina almeno da ottobre 2019

Il nuovo coronavirus ha circolato indisturbato in Cina per un paio di mesi prima di essere individuato. E, difficile da credere, sulla carta aveva poche probabilità di scatenare una pandemia. Lo studio su Science

Novel_Coronavirus_SARS-CoV-2_(49557550781).jpg

Immagine: National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

C’era una volta “la polmonite cinese”. Era la fine di dicembre del 2019 e  nella città di Whuan venivano segnalati i primi casi di una misteriosa infezione che colpiva l’apparato respiratorio. Ma, secondo un gruppo di ricercatori dell’Università della California, non è così che inizia la storia. I risultati delle analisi molecolari ed epidemiologiche suggeriscono che  SARS-CoV-2 fosse in circolazione tra gli esseri umani già da ottobre, due mesi prima della sua apparizione ufficiale. 

I primi esemplari di virus il cui genoma è stato sequenziato provenivano dal famigerato mercato ittico di Whuan nella provincia di Hubei. Ma è poco probabile che la pandemia abbia preso il via da lì perché i primi casi emersi dalle indagini retrospettive non erano collegati a quel luogo. 

Ricostruendo a ritroso i casi sospetti, sembra che il primo paziente con sintomi compatibili con una diagnosi di Covid-19 risalga al 1°dicembre del 2019. Ma, sempre con il senno del poi, potrebbero rientrare tra i casi di Covid-19 anche altre infezioni datate a metà novembre, sempre nella provincia di Hubei. Il sospetto che sars-Cov-2 circolasse un mese prima delle prima della sua scoperta è quindi piuttosto fondato. 

Ma i ricercatori americani propongono di retro-datare ancora di più la comparsa del virus.

«Il nostro studio è stato progettato per rispondere alla domanda: quanto tempo SARS-CoV-2 può aver circolato in Cina prima di essere scoperto? Per rispondere, abbiamo combinato tre importanti informazioni: una comprensione dettagliata di come SARS-CoV-2 si è diffuso a Wuhan prima del lockdown, la diversità genetica del virus in Cina e i report sui primi casi di Covid-19 in Cina. Combinando queste diversi filoni di indagine, siamo stati in grado di stabilire un limite massimo di metà ottobre 2019 per il momento in cui SARS-CoV-2 ha iniziato a circolare nella provincia di Hubei», afferma Joel O. Wertheim, professore di malattie infettive e sanità pubblica globale presso l'Università della California, Scuola di Medicina di San Diego, autore principale dello studio. 

Gli scienziati hanno usato la tecnica dell’orologio molecolare per risalire al momento in cui il virus ha infettato per la prima volta un essere umano. Questa tecnica permette, ripercorrendo le mutazioni genetiche, di andare indietro nel tempo fino all’antenato comune di tutte le varianti del virus che però secondo gli scienziati non necessariamente si identifica con il cosiddetto “caso indice”, quello cioè che gli epidemiologi usano per annunciare ufficialmente la diffusione di nuova epidemia. Il caso indice, dicono i ricercatori, può precedere la datazione stimata dell’antenato comune di settimane o anche mesi. I dati genetici datano l’antenato comune a metà novembre del 2019. Ma, grazie a una serie di simulazioni basate sulle caratteristiche del virus, la struttura biologica e la sua trasmissibilità, gli scienziati hanno calcolato che SARS-CoV-2 era già in circolazione da metà ottobre. Tra ottobre e novembre il nuovo coronavirus ha infettato poche persone e, difficile a credersi, sulla carta aveva poche possibilità di fare i danni che ha fatto. Nelle simulazioni dei ricercatori le probabilità che il virus potesse scatenare un’epidemia erano meno del 30 per cento. Nel 70 per cento degli scenari simulati il virus si estingue prima del caso indice. Il ceppo originale di SARS-CoV-2 è diventato epidemico, scrivono gli autori, perché si è diffuso nelle aree urbane dove la trasmissione era più facile. Nelle epidemie simulate che coinvolgono comunità rurali meno dense, le epidemie si sono estinte dal 94,5 per cento al ​​99,6 cento delle volte.

«Il nostro approccio ha prodotto risultati sorprendenti. Abbiamo visto che oltre i due terzi delle epidemie che abbiamo tentato di simulare si sono estinte. Ciò significa che se potessimo tornare indietro nel tempo e ripetere 100 volte il 2019, due volte su tre, Covid-19 sarebbe svanito da solo senza innescare una pandemia. Questa scoperta dimostra che gli esseri umani sono costantemente bombardati da agenti patogeni zoonotici», concludono i ricercatori.