Sclerosi laterale amiotrofica: i geni contano anche se non c’è familiarità

Lo studio

Sclerosi laterale amiotrofica: i geni contano anche se non c’è familiarità

Su Neurology, uno studio mette in discussione la distinzione tra malattia familiare e sporadica. Perché spesso i geni hanno un ruolo anche in assenza di una storia familiare. Il 17 per cento dei casi di Sla sporadica dipende da mutazioni genetiche
redazione

Quanto è colpa dei geni e quanto di altri fattori? È la domanda che tiene impegnati da tempo gli scienziati che studiano la sclerosi laterale amiotrofica (Sla), nella sua forma più diffusa, quella sporadica. La malattia, conosciuta anche come malattia di Lou Gehrig, è classificata in due modi diversi, ma i sintomi sono gli stessi e anche la funesta prognosi. La Sla familiare, che riguarda il 5-10 per cento dei casi, è una malattia ereditaria dove i geni hanno un indiscutibile ruolo da protagonisti. La Sla sporadica, che riguarda il 90-95 per cento dei casi, non dipenderebbe invece dalla familiarità genetica trasmissibile da padre in figlio. In tutti questi casi i geni, comunque,  non restano fuori dal quadro e i neurologi continuano a interrogarsi su quale ruolo abbiano.

Ora un nuovo studio pubblicato su Neurology suggerisce che la distinzione tra le due forme, familiare e sporadica, lascia il tempo che trova, perché anche la Sla sporadica nel 17 per cento dei casi dipende da mutazioni genetiche specifiche. Gli scienziati sono riusciti per la prima volta a distinguere le mutazioni associate alla Sla più pericolose da quelle che non hanno un ruolo nello sviluppo della malattia.

I ricercatori hanno reclutato 87 persone con Sla che non avevano notizia di precedenti casi in famiglia. Tutti loro sono stati sottoposti a uno screening genetico. Con un lavoro certosino, gli scienziati hanno osservato tutti i 23mila geni di ogni paziente concentrandosi su 33 geni coinvolti nella Sla. E, grazie alle più recenti tecniche di sequenziamento, hanno approfondito l’indagine fino a poter distinguere i geni che causano la malattia da quelli che, pur essendo più comuni nei malati di Sla, non sembrerebbero aumentare il rischio di sviluppare la patologia. I geni degli 87 pazienti sono stati messi a confronto con i geni di 324 persone sane. I ricercatori hanno scoperta varianti genetiche rare associate alla Sla in 22 persone delle 87 reclutate per lo studio, pari al 25 per cento. Mentre tra le 324 persone senza la malattia sono state individuate 49 persone, pari al 15 per cento, con mutazioni genetiche rare associate alla Sla. In generale quindi le persone con Sla mostravano una probabilità quasi doppia di avere una variante genetica associata alla malattia rispetto alle persone sane. I ricercatori non si sono fermati qui. Restringendo il campo a quelle varianti genetiche rare e potenzialmente pericolose, si è scoperto che il 17 per cento dei malati di Sla possedveano quei geni, rispetto al 4 per cento del gruppo di controllo. Ciò significa che le persone con Sla hanno una probabilità 4 volte maggiore di possedere queste rare e pericolose varianti genetiche rispetto a chi non ha la malattia. 

«I nostri risultati evidenziano che i fattori genetici svolgono un ruolo importante nella malattia - spiega Summer Gibson dell’University of Utah School of Medicine a Salt Lake City e membro dell’ American Academy of Neurology - È possibile che una più ampia percentuale di casi di Sla sporadica abbia una componente genetica. Saranno necessari ulteriori studi per scoprire altri possibili fattori genetici e chiarire quelli non genetici che possono avere un ruolo nello sviluppo della malattia».