Sclerosi multipla. Doccia fredda dall’ECTRIMS: il trattamento con staminali è sicuro, ma l’efficacia non è dimostrata

La speranza

Sclerosi multipla. Doccia fredda dall’ECTRIMS: il trattamento con staminali è sicuro, ma l’efficacia non è dimostrata

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Lo studio, iniziato nel 2012 e terminato poche settimane fa, ha coinvolto 144 provenienti da 10 nazioni
di redazione

Non ci sono prove che il trapianto di cellule staminali mesenchimali autologhe offra benefici ai pazienti con sclerosi multipla, almeno per quel che concerne l’infiammazione cerebrale. 

È la conclusione a cui è giunto lo studio MESEMS (MEsenchymal StEm cells for Multiple Sclerosis) i cui risultati sono stati presentai oggi al congresso ECTRIMS in corso a Stoccolma e che sono una doccia fredda per chi da questo trattamento si aspettava una svolta terapeutica.

I ricercatori, però, a cominciare da Antonio Uccelli, direttore scientifico dell'Ospedale Policlinico San Martino e principal investigator dello studio, invitano a non abbandonare la speranza; perché i dati, a una seconda e più approfondita lettura, potrebbero nascondere sorprese positive. 

Il trial

Lo studio era iniziato nel 2012 ed è terminato poche settimane fa; prevedeva la somministrazione di cellule staminali mesenchimali autologhe, derivate dal midollo osseo e infuse per via endovenosa, in persone con sclerosi multipla. Sono stati 144 i malati coinvolti provenienti da 10 nazioni (il 22% italiani attraverso il coinvolgimento di tre centri clinici: IRCCS Ospedale Policlinico San Martino e Università di Genova, IRCCS Ospedale San Raffaele, Università di Verona). L’obiettivo era dimostrare innanzitutto la sicurezza della procedura, ma anche l’efficacia misurata tramite la valutazione di diversi parametri clinici e di risonanza magnetica. 

Ebbene, mentre i risultati evidenziano che la somministrazione endovenosa di staminali mesenchimali non presenta differenze rispetto al trattamento con placebo in termini di effetti collaterali, non è stato possibile mostrare un effetto del trattamento sull’infiammazione cerebrale acuta, misurata attraverso il numero di lesioni che assumono contrasto identificate con la risonanza magnetica cerebrale.

Non è detta l’ultima parola

Una delusione, ma i ricercatori stanno ancora esaminando i dati: «Non sono ancora stati analizzati i risultati dei numerosi obiettivi secondari dello studio ed in particolare quelli relativi all’effetto sulle ricadute, sulla progressione di malattia e su alcuni altri parametri di risonanza magnetica che riguardano i possibili effetti di neuroprotezione e riparazione», sottolinea Uccelli. «Inoltre, fino ad oggi le prime analisi sono state effettuate sui dati dell’intera coorte di pazienti in trattamento ma è presumibile che all'interno dei gruppi ci siano stati pazienti che hanno risposto e altri no, per esempio i pazienti nella fase di malattia a ricadute e remissioni rispetto a quelli nella fase progressiva. Siamo fiduciosi che alcuni risultati possano fornire indicazioni positive», dice ancora Uccelli, che, tuttavia, già in questi dati vede qualcosa di positivo. 

«È un risultato importante perché dimostra la sicurezza del trattamento e lascia aperta la porta ad un effetto neuroprotettivo che, se dimostrato dall’analisi degli obiettivi secondari, potrà fornire una nuova speranza alle persone con sclerosi multipla». 

Lo studio è stato finanziato da molteplici organizzazioni “no profit” ed organizzazioni di pazienti tra cui la Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM) che ha finanziato totalmente la ricerca condotta nei Centri italiani e parzialmente quella condotta a livello internazionale.