Sclerosi multipla. A innescare la malattia potrebbe contribuire il virus della mononucleosi

La scoperta

Sclerosi multipla. A innescare la malattia potrebbe contribuire il virus della mononucleosi

Uno studio della Fondazione Santa Lucia IRCCS di Roma e finanziata dalla FISM ha individuato nelle anomalie delle risposte immunitarie al virus di Epstein Barr una delle concause della malattia

di redazione

Il virus di Epstein Barr, quello responsabile della mononucleosi, è in qualche modo associato alla sclerosi multipla. Più precisamente: un’alterazione delle risposte immunitarie che dovrebbero tenere sotto controllo il virus è stata individuata come una delle concause della malattia neurologica autoimmune. Lo dimostra uno studio condotto da ricercatori della Fondazione Santa Lucia IRCCS di Roma, sostenuto dalla Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM), realizzato in collaborazione con l’Ospedale San Camillo e l'Ospedale Sant’Andrea di Roma. 

È noto che all’origine della sclerosi multipla ci sia un improprio attacco del sistema immunitario contro la guaina che riveste le cellule nervose, un processo che causa infiammazione e sofferenza del tessuto cerebrale determinando la comparsa di sintomi di disfunzione neurologica fino, nei casi più gravi, alla perdita di funzioni motorie e cognitive. Ma potrebbe esserci qualcos’altro che contribuisce all’insorgere della malattia. 

Gli autori dello studio, pubblicato sulla rivista Neurology Neuroimmunology & Neuroinflammation, hanno scoperto che nelle persone con sclerosi multipla, la popolazione di globuli bianchi deputati al controllo dell'infezione del virus di Epstein Barr, i linfociti T citotossici, non è in grado di sorvegliare efficacemente le cellule infettate, che quindi sfuggono alla rete immunologica che le contiene e si accumulano nel cervello, dove provocano l’infiammazione.

Il virus Epstein Barr in molti casi stabilisce con l’organismo ospitante un “equilibrio immunologico”, restando per lo più innocuo e asintomatico. In alcune persone però la sua presenza si manifesta in malattia come la mononucleosi infettiva. Le infezioni ricorrenti sono state associate a un maggior rischio di sviluppare al alcuni tumori. Inoltre, esiste il sospetto che il virus sia associato allo sviluppo di alcune malattie autoimmuni, come il lupus eritematoso sistemico, l'artrite reumatoide, la sindrome di Sjögren. 

E a quanto pare, anche la sclerosi multipla. 

Grazie ad avanzate tecniche di indagine che permettono di effettuare misurazioni complesse sulle cellule del sistema immunitario (in particolare la citofluorimetria multiparametrica) sono state ottenute informazioni in più sul virus e sul suo legame con la sclerosi multipla.

È stato osservato che nei pazienti con sclerosi multipla i linfociti T citotossici specifici per il virus di Epstein Barr (ma non quelli specifici per un altro virus endemico e non coinvolto nella patogenesi della malattia, il citomegalovirus) mostrano chiari segni di “invecchiamento” e di “esaurimento”.

La scoperta può favorire lo sviluppo di nuove terapie, o l’affinamento di quelle già esistenti. Per esempio si è visto che nei pazienti in terapia con glatiramer acetato, un farmaco di prima linea in uso per la sclerosi multipla che ha un effetto immunomodulante, la percentuale di linfociti citotossici specifici per il virus, e con caratteristiche di esaurimento funzionale e di senescenza, è paragonabile a quella presente nei soggetti sani, e questo suggerisce che il farmaco agisca anche ristabilendo un’efficace ed adeguata risposta antivirale.

«Molti trattamenti per la sclerosi multipla, come per altre malattie autoimmuni, hanno un effetto immunosoppressivo, cioè riducono la vivacità delle risposte immunitarie, e possono quindi avere come effetto collaterale una maggiore suscettibilità alle infezioni.  Durante l’emergenza Covid-19 molti pazienti e i loro medici sono preoccupati che il decorso di un eventuale contagio possa essere aggravato dall’assunzione di farmaci immunosoppressori. Questo studio, oltre a fornire un quadro dettagliato della risposta antivirale nel corso della sclerosi multipla, suggerisce che l'uso del glatiramer acetato è sicuro anche per i pazienti con infezioni virali», ha commentato Daniela Angelini del Laboratorio di Neuroimmunologia della Fondazione Santa Lucia IRCCS e responsabile dello studio.