Con le scuole aperte il rischio di contagio per chi vive con i bambini aumenta. Ma di poco

L’indagine

Con le scuole aperte il rischio di contagio per chi vive con i bambini aumenta. Ma di poco

Mettendo a confronto i dati della prima e della seconda ondata in Inghilterra, i ricercatori hanno osservato un piccolo aumento dei contagi tra gli adulti che vivevano con bambini nella seconda ondata, quando le scuole erano aperte (senza aumento dei morti o dei ricoveri in terapia intensiva)

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Immagine: Norwood (Charity), CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

Non si infettano e non diffondono il virus, si infettano ma non sviluppano sintomi e quindi sono poco contagiosi. O ancora: sono contagiosi anche se asintomatici. E infine: sono protettivi perché trasmettono altri coronavirus che fanno da scudo contro Sars-Cov-2. Insomma, sui bambini e sugli adolescenti e sulla loro capacità di contagiare gli adulti si è detto tutto e il contrario di tutto. Un nuovo studio sul British Medical Journal prova ora a mettere un punto fermo e lo fa osservando cosa è accaduto negli scorsi mesi nelle famiglie inglesi dove vivevano bambini e ragazzi da 0 a 18 anni di età.

I ricercatori hanno raccolto i dati sui ricoveri in ospedale e nelle terapie intensive e sui decessi per Covid-19  di 12 milioni di adulti durante la prima ondata (dal 1° febbraio al 31 agosto 2020) e la seconda ondata (dal 1°settembre al 19 dicembre 2020). Per ogni paziente sono andati a vedere se convivesse o meno con uno o più minorenni. Per valutare il rischio della presenza in casa di bambini e adolescenti, ovviamente, gli scienziati hanno dovuto innanzitutto sgombrare il campo dell’indagine da tutti gli altri fattori che avrebbero falsato i risultati (malattie pregresse, indice di massa corporea, età ecc…). A quel punto non restava che rispondere a una semplice domanda: chi si è ammalato, è stato ricoverato, è finito in terapia intensiva o è morto viveva con bambini o ragazzi? 

I dati degli adulti dai 18 ai 65 anni sono stati analizzati separatamente da quelli dei 65 anni e over. 

Dall’analisi è emerso che durante la prima ondata per gli adulti fino a 65 anni la convivenza con i minori di 18 anni non ha portato a un aumento sensibile del rischio di infezione o di ammalarsi gravemente rispetto a chi non aveva bambini in casa. 

Durante la seconda ondata c’è stato un moderato aumento delle infezioni e dei ricoveri per gli under 65 con bambini, ma non di casi gravi da richiedere la terapia intensiva. 

Si tratta comunque in assoluto di un aumento contenuto: il numero di infezioni tra gli adulti con bambini da 0 a 11 anni è salito da 810 a 850 ogni 100mila abitanti nella seconda ondata e a 970-1000 per coloro che vivevano con adolescenti (12-18 anni). 

Anche il numero dei ricoveri ospedalieri non sembra dipendere dalla presenza o meno dei bambini e dei ragazzi in casa (con un aumento da 160 a 161-165 per 10mila persone). Non è stato osservato un aumento dei decessi in nessuna delle due ondate. 

Anzi, le persone che vivevano con bambini tra 0 e 11 anni avevano meno probabilità di morire per Covid-19 rispetto a chi non aveva minorenni in casa. Il che può essere spiegato dal fatto che in genere chi vive con bambini piccoli conduce una vita più sana e ha condizioni di salute migliori di chi vive da solo o con altri adulti. 

Riassumendo: lo studio non ha trovato prove di un aumento del rischio di nessun tipo nella prima ondata (da febbraio ad agosto 2020) per nessuna fascia di età (under o over 65) e ha osservato un aumento contenuto del rischio di infezione e di ricovero ospedaliero nella seconda ondata (da settembre a dicembre 2020) che però non si è tradotto un aumento della mortalità da Covid-19. 

Il leggero aumento di contagi durante la seconda ondata potrebbe essere attribuito alla riapertura delle scuole avvenuta a settembre.

Ma non è detto, avvertono i ricercatori, che l’aumento dei casi sia una conseguenza diretta del ritorno in classe dei ragazzi. È possibile che dipenda da altri fattori. La riapertura delle scuole ha infatti coinciso anche con il ritorno al lavoro dei genitori, o comunque con un aumento degli spostamenti degli adulti e con maggiori occasioni di entrare in contatto con persone contagiose. 

«L’aumento del rischio durante la seconda ondata è stato osservato in un momento in cui le scuole sono rimaste aperte, suggerendo che probabilmente la frequenza scolastica possa aver portato a maggiori rischi per le famiglie, ma anche altre differenze tra famiglie con e senza bambini potrebbero spiegare questi risultati osservativi. Un monitoraggio e una valutazione attenti alla riapertura delle scuole saranno cruciali per informare la politica in corso», concludono i ricercatori.