Il segreto della longevità è scritto nel numero di neuroni

La nuova teoria

Il segreto della longevità è scritto nel numero di neuroni

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L'ara dalle ali verdi o ara rossa e verde (Ara chloropterus) è l’uccello più longevo. Si ritiene che possa vivere in cattività fino all’età di 63 anni. (Fonte: AnAge: The Animal Ageing and Longevity Database)
di redazione

Perché gli esseri umani vivono tanto? La longevità della nostra specie, così come quella di altri animali, dipenderebbe dall’elevato numero di neuroni nella corteccia cerebrale. Un nuovo studio pubblicato sul Journal of Comparative Neurology mette in discussione le teorie consolidate secondo le quali la lunghezza della vita sarebbe associata alle dimensioni del corpo e al metabolismo. Gli scienziati hanno finora creduto che gli animali più grandi e con un metabolismo più lento vivessero più a lungo. 

Suzana Herculano-Houzel, professoressa di psicologia e scienze biologiche della Vanderbilt University di Nashville, in Tennessee, a capo dello studio, la pensa diversamente: il numero dei neuroni che si trovano nella corteccia cerebrale degli animali è indicativo del 75 per cento delle differenze nella durata della vita tra le varie specie, mentre caratteristiche come le dimensioni del corpo e il tipo di metabolismo sono associate solo al 20-30 per cento delle variazioni della longevità e non spiegano come mai, per esempio, gli uccelli vivano 10 volte di più rispetto a mammiferi delle stesse dimensioni. 

Il gruppo di ricerca guidato da Herculano-Houzel ha confrontato i dati sulla vita media di più di 700 specie di animali a sangue caldo con il relativo numero di neuroni nel cervello contenuti nel database AnAge. Dall’analisi è emerso che alcuni uccelli come i pappagalli e i corvidi vivono più a lungo di primati dalle dimensioni simili, i quali a loro volta superano in longevità altri animali con la stessa struttura fisica. 

La spiegazione può essere una sola: pappagalli e corvidi hanno un maggior numero di neuroni corticali rispetto ai primati delle stesse dimensioni che hanno un numero maggiore di neuroni rispetto ad altri mammiferi di grandezza simile. 

«Più neuroni ci sono nella corteccia cerebrale, più a lungo la specie vive, non importa se si tratta di un uccello, di un primate o di qualche altro mammifero - dice Herculano-Houzel - Nè conta quanto è grande o quanto velocemente consuma energia».

La nuova teoria sul ruolo dei neuroni spiegherebbe anche alcune anomalie caratteristiche della nostra specie per le quali gli evoluzionisti stanno cercando da tempo una spiegazione. Il vantaggio evolutivo della lunga infanzia e adolescenza degli esseri umani, per esempio, è stato finora poco compreso. Ma ora tutto è più chiaro: per raggiungere il numero di neuroni presenti nella corteccia di un adulto ci vuole del tempo. 

«Ora possiamo affermare - dice Herculano-Houze - che gli umani trascorrono tanto tempo durante l'infanzia e vivono esattamente tanto a lungo dopo aver raggiunto la maturità come ci si aspetterebbe per il numero di neuroni nella nostra corteccia cerebrale». 

Resta però ancora da spiegare come mai avere tanti neuroni allunga la vita. Secondo Herculano-Houze un elevato numero di neuroni consentirebbe al corpo di sopravvivere ai danni provocati dall’invecchiamento indirizzati principalmente alla corteccia cerebrale. 

La corteccia, contrariamente a quanto si possa pensare, non è coinvolta solamente nei processi cognitivi ma anche nei processi fisiologici come la respirazione, il metabolismo, il battito cardiaco, la reazione allo stress, processi associati alla longevità. 

Il team di ricerca, adottando un metodo pionieristico di indagine, è riuscito per la prima volta a fornire il conteggio accurato del numero di neuroni nel cervello umano: 86 miliardi in media.  

Tenerli attivi è il miglior modo per vivere bene e a lungo, concludono i ricercatori.